Viaggio in Italia: Basilicata - Lectio Magistralis di Vittorio Sgarbi

Mimmo Centonze, Il padre dell'artista I, 2002. Olio su tela, 24x30 cm

 

Dal 29 Giugno 2017 al 29 Giugno 2017

Milano

Luogo: Gallerie di Piazza Scala - Intesa San Paolo

Indirizzo: piazza della Scala 6

Orari: h 12

Costo del biglietto: ingresso libero fino ad esaurimento posti

E-Mail info: info@mimmocentonze.com



Giovedì 29 giugno 2017 alle ore 12:00 a Milano per l'appuntamento "Viaggio in Italia: Basilicata", in occasione de La Milanesiana 2017 presso il Museo di Arte Moderna e ContemporaneaGallerie di Piazza Scala di Intesa San Paolo, Vittorio Sgarbi terrà una Lectio Magistralis suicapolavori dell'arte provenienti da tutta Italia e anche dall'estero che si trovano in Basilicata, dal Duecento ai giorni nostri.
 
Insieme alle opere di Giovanni Bellini a Genzano, Andrea Mantegna a Irsina, Cima da Conegliano a Miglionico, Maestri Fiamminghi tra Muro Lucano e Matera, Gaspare Traversi e alla straordinaria"Natura morta di frutta" a Palazzo San Gervasio, fino ad arrivare a Carlo Levi a Matera, Vittorio Sgarbi presenterà anche due opere di Mimmo Centonze.

Si tratta delle opere dell'artista conservate a Matera in esposizione permanente in via Collodi 2, il ritratto"Il padre dell'artista I" del 2002 (esposto nella mostra personale "Mimmo Centonze" a Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2012) e del dipinto di grandi dimensioni "Capannone" del 2009, esposto due anni dopo alla Biennale di Venezia.
 
Già nel 2012 - in occasione della presentazione al pubblico della mostra "Mimmo Centonze" a Palazzo delle Esposizioni di Roma - Vittorio Sgarbi aveva dichiarato a proposito del significato delle opere di Centonze: “I soggetti prediletti di Centonze sono, a dimostrazione della profonda religiosità umana e dei sentimenti che albergano nel suo animo, i suoi parenti. Lui è “il pittore degli affetti”: dipinge il padre, la madre, le sorelle, gli amici, i cugini in un percorso che si può vedere all’esterno della Sala Fontana del Palazzo delle Esposizioni. 

All’interno della stessa sala, all’opposto delle figure e degli affetti che motivano la pittura, ci sono dei magazzini o capannoni pieni di immondizia. Sente la necessità di muoversi in un ambito che sia quello di uno spazio della mente, che è uno spazio vuoto pieno di immondizia che però diventa pure colore, al fine di esprimere una pittura informale nella sostanza e fortemente materica, però di spazio riconoscibile: si vedono spazi, si vedono le luci, si vede che siamo in una stanza anche se alla fine i quadri aspirano ad essere informali ma si fermano un attimo prima proprio per questa dimensione prospettica. In questa ricerca c’è il piacere erotico, fisico, del colore come energia pura che rende molto interessante questa serie.
Quasi una serie diabolica delle ninfee di Monet. Monet aveva immaginato una dimensione celeste e la sua è una dimensione infernale. In questo inferno però si immagina una dimensione ascetica come quella che indicano grandi poeti mistici come Juan de la Cruz e cioè dal buio, dalla stanza più buia e più nera, gli occhi si esercitano per vedere quella luce che diventerà poi il richiamo alla luce divina. Quindi c’è un inoltrarsi negli abissi per  poi risalirne. L’idea di questa immondizia, di questi luoghi cupi da cui poi balugina la luce del fondo indica una volontà di intendere queste opere come preghiere, come lunghe preghiere, di un’ascesi verso una presenza spirituale che è dentro di lui. Quindi sono opere che hanno una modernità espressiva ed insieme una densità spirituale che corrisponde all’anima di Centonze.
Questi sono esordi importanti e cospicui. Io sono venuto qui e lo ho assistito come un padre sia rispetto alle funzioni critiche sia anche, ne sono molto orgoglioso, con questo bell’allestimento, molto rarefatto in questo spazio del Palazzo delle Esposizioni. Un’esperienza già ricca di un ragazzo giovanissimo, con un’esuberanza creativa già sufficientemente espressa in questa bellissima serie degli  spazi dei capannoni”.

“Pochi pittori del nostro tempo hanno, più di Mimmo Centonze, il senso della vastità dello spazio” ha inoltre scritto di lui il critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi.



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