Seydou Keïta: A Tactile Lens
Seydou Keïta, Untitled, 1949–51, printed ca. 1994–2001. Gelatin silver print. Courtesy of the Musée national du Mali. © SKPEAC/Seydou Keïta, courtesy The Jean Pigozzi Collection of African Art and Danziger Gallery, NY
Dal 10 October 2025 al 17 May 2026
New York |
Luogo: Brooklyn Museum
Indirizzo: 200 Eastern Parkway, Brooklyn
Orari: Mer - Dom 11 - 18 | Lun - Mar chiuso
Curatori: Catherine E. McKinley, Imani Williford
Costo del biglietto: 20 $
Telefono per informazioni: +1 718 638 5000
Sito ufficiale: http://www.brooklynmuseum.org
La mostra Seydou Keïta: A Tactile Lens rende omaggio all’arte e all’eredità di Seydou Keïta (maliano, ca. 1921–2001), che ha documentato un capitolo cruciale della storia dell’Africa occidentale — un periodo di grande speranza politica e sociale — in un’epoca segnata da una rapida espansione della modernità e dalla nascita di una nuova identità per gli abitanti di Bamako. L’esposizione presenta quasi 280 opere, tra cui celebri ritratti, immagini rare e negativi mai esposti prima, insieme a tessuti, gioielli, abiti e oggetti personali che immergono completamente i visitatori nel ricco universo fotografico di Keïta. Seydou Keïta: A Tactile Lens è organizzata dalla curatrice ospite Catherine E. McKinley con Imani Williford, assistente curatoriale per fotografia, moda e cultura materiale del Brooklyn Museum.
Keïta nacque intorno al 1921 in una famiglia malinké a Bamako-Coura, o “Nuova Bamako”, allora un crescente centro commerciale coloniale all’interno della storica città maliana. La sua infanzia coincise con l’emergere dei movimenti di liberazione in tutto il continente africano e con una crescente diffusione del modernismo, mentre Bamako diventava capitale del Sudan francese e successivamente del Mali indipendente nel 1960.
Keïta documentò la società maliana tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta, un periodo di profonde trasformazioni e di aspirazioni all’indipendenza nazionale. Maestro della luce e della composizione, possedeva un talento unico nel catturare le qualità tattili dei suoi soggetti — dagli abiti agli accessori scelti, fino alla personalità e alla modalità con cui desideravano presentarsi. In collaborazione con i suoi modelli, costruiva pose, abiti e stili che diventavano veri e propri monumenti all’identità individuale. Quando, all’inizio degli anni Novanta, le sue immagini raggiunsero il pubblico occidentale, suscitarono un’attenzione senza precedenti nei mondi dell’arte, della musica, della moda, del design e dei media, cambiando profondamente il panorama culturale globale. Ancora oggi questi ritratti intensi e coinvolgenti invitano lo spettatore a un dialogo diretto con i protagonisti delle fotografie.
In gran parte autodidatta, Keïta ricevette la sua prima macchina fotografica in regalo dallo zio all’età di 14 anni. Nel 1935 divenne apprendista presso Mountaga Dembélé (1919–2004), il primo fotografo professionista del Mali a mantenersi grazie al proprio studio fotografico. Nel 1948 Keïta aprì il proprio studio davanti alla casa di famiglia a Bamako-Coura, diventando il secondo fotografo del Mali. Lo studio divenne rapidamente un punto di riferimento per persone di ogni estrazione sociale: non solo per l’élite cittadina di Bamako, ma anche per abitanti dei villaggi più remoti, viaggiatori internazionali e passeggeri in transito lungo la ferrovia Dakar-Niger. Le sue fotografie sono note per la capacità di catturare il modo in cui i suoi clienti desideravano vedersi, permettendo una forma giocosa di auto-espressione sullo sfondo di crescenti tensioni politiche e rapidi cambiamenti governativi. Lo studio offriva diversi oggetti di scena, tra cui abiti europei e maliani, motociclette, orologi occidentali e curiosità varie. Nel corso degli anni Keïta sviluppò uno stile di ritratto fotografico assolutamente personale, dando forma a una nuova espressione modernista.
Questo periodo si concluse nel 1963, quando Keïta fu chiamato a lavorare per la Repubblica Socialista del Mali appena indipendente. Costretto ad abbandonare il proprio studio, documentò attività governative e svolse lavori di fotografia forense per governi sempre più repressivi fino al 1968, quando si ritirò per dedicarsi alla riparazione di macchine fotografiche e automobili. Nel maggio 1991 la mostra Africa Explores: Twentieth Century African Arts aprì al Center for African Arts di New York, segnando il debutto di Keïta davanti al pubblico occidentale. Nel 1994 la Fondation Cartier di Parigi presentò la sua prima mostra personale, che ebbe un impatto enorme nel mondo dell’arte e della fotografia, consacrandolo come il più importante fotografo di studio africano del XX secolo. L’esposizione lo pose accanto a grandi maestri del ritratto come Irving Penn, August Sander e Richard Avedon, suscitando un interesse straordinario per il suo lavoro.
“Trentaquattro anni dopo che Keïta è stato presentato per la prima volta al pubblico americano, abbiamo l’opportunità di scoprire nuovi aspetti del suo lavoro e di comprendere quanto fosse unico, attivo in uno dei momenti più cruciali della storia africana e mondiale. Possedeva una straordinaria capacità artistica di rendere il senso del tatto nelle immagini: possiamo quasi ‘sentire’ la trama della vita dei suoi soggetti e comprenderli oltre il semplice contesto della fotografia di studio o documentaria”, afferma Catherine E. McKinley, curatrice ospite, autrice di The African Lookbook e direttrice della McKinley Collection.
“È estremamente emozionante riscoprire l’opera di Keïta e percepire la presenza dei suoi soggetti — alcuni dei quali incontriamo qui per la prima volta — grazie alla ricerca attenta di Catherine E. McKinley”, aggiunge Pauline Vermare, Phillip and Edith Leonian Curator of Photography. “Speriamo che i visitatori possano percepire lo stupore e le possibilità che lo studio di Keïta rappresentava per tante persone.”
A Tactile Lens riunisce una straordinaria varietà di fotografie di Keïta, mostrando l’ampiezza della sua produzione e la raffinatezza della sua arte. Grazie a un generoso prestito della famiglia Keïta, un eccezionale gruppo di opere mai pubblicate prima è stato preservato e digitalizzato dal museo in occasione della mostra. Alcuni di questi ritratti saranno presentati per la prima volta in lightbox e in proiezione. Accanto a queste immagini, una selezione di stampe vintage — molte realizzate dallo stesso Keïta e talvolta dipinte a mano — sottolinea la materialità dell’oggetto fotografico. Completano il percorso stampe di grande formato realizzate negli ultimi anni della vita dell’artista o dopo la sua morte, caratterizzate dalle distintive tonalità in bianco e nero che hanno reso celebre il suo lavoro. Le fotografie dialogano con un’installazione immersiva di oggetti personali, tessuti, abiti e gioielli visibili nei ritratti, evidenziando il desiderio di auto-invenzione, ricerca identitaria e sincretismo culturale che animava il Mali della metà del Novecento.
Un catalogo illustrato accompagnerà la mostra, con un nuovo saggio biografico di Catherine E. McKinley, basato su ampie interviste con gli eredi dell’artista e contributi di studiosi e storici dell’arte come Jennifer Bajorek, Duncan Clarke, Howard W. French, Sana Ginwalla, Awa Konate e Drew Sawyer, offrendo nuove prospettive sul fotografo, sulla sua opera e sulla cultura materiale maliana.
Crediti
Seydou Keïta: A Tactile Lens è organizzata dalla curatrice ospite Catherine E. McKinley con Imani Williford, assistente curatoriale per fotografia, moda e cultura materiale del Brooklyn Museum.
La colonna sonora della mostra è stata realizzata da Nile Rodgers e Chmba Chilemba.
Un sostegno significativo è fornito dal Leonian Charitable Trust.
Un generoso supporto è inoltre offerto da Elizabeth e William Kahane e VLISCO.
Keïta nacque intorno al 1921 in una famiglia malinké a Bamako-Coura, o “Nuova Bamako”, allora un crescente centro commerciale coloniale all’interno della storica città maliana. La sua infanzia coincise con l’emergere dei movimenti di liberazione in tutto il continente africano e con una crescente diffusione del modernismo, mentre Bamako diventava capitale del Sudan francese e successivamente del Mali indipendente nel 1960.
Keïta documentò la società maliana tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta, un periodo di profonde trasformazioni e di aspirazioni all’indipendenza nazionale. Maestro della luce e della composizione, possedeva un talento unico nel catturare le qualità tattili dei suoi soggetti — dagli abiti agli accessori scelti, fino alla personalità e alla modalità con cui desideravano presentarsi. In collaborazione con i suoi modelli, costruiva pose, abiti e stili che diventavano veri e propri monumenti all’identità individuale. Quando, all’inizio degli anni Novanta, le sue immagini raggiunsero il pubblico occidentale, suscitarono un’attenzione senza precedenti nei mondi dell’arte, della musica, della moda, del design e dei media, cambiando profondamente il panorama culturale globale. Ancora oggi questi ritratti intensi e coinvolgenti invitano lo spettatore a un dialogo diretto con i protagonisti delle fotografie.
In gran parte autodidatta, Keïta ricevette la sua prima macchina fotografica in regalo dallo zio all’età di 14 anni. Nel 1935 divenne apprendista presso Mountaga Dembélé (1919–2004), il primo fotografo professionista del Mali a mantenersi grazie al proprio studio fotografico. Nel 1948 Keïta aprì il proprio studio davanti alla casa di famiglia a Bamako-Coura, diventando il secondo fotografo del Mali. Lo studio divenne rapidamente un punto di riferimento per persone di ogni estrazione sociale: non solo per l’élite cittadina di Bamako, ma anche per abitanti dei villaggi più remoti, viaggiatori internazionali e passeggeri in transito lungo la ferrovia Dakar-Niger. Le sue fotografie sono note per la capacità di catturare il modo in cui i suoi clienti desideravano vedersi, permettendo una forma giocosa di auto-espressione sullo sfondo di crescenti tensioni politiche e rapidi cambiamenti governativi. Lo studio offriva diversi oggetti di scena, tra cui abiti europei e maliani, motociclette, orologi occidentali e curiosità varie. Nel corso degli anni Keïta sviluppò uno stile di ritratto fotografico assolutamente personale, dando forma a una nuova espressione modernista.
Questo periodo si concluse nel 1963, quando Keïta fu chiamato a lavorare per la Repubblica Socialista del Mali appena indipendente. Costretto ad abbandonare il proprio studio, documentò attività governative e svolse lavori di fotografia forense per governi sempre più repressivi fino al 1968, quando si ritirò per dedicarsi alla riparazione di macchine fotografiche e automobili. Nel maggio 1991 la mostra Africa Explores: Twentieth Century African Arts aprì al Center for African Arts di New York, segnando il debutto di Keïta davanti al pubblico occidentale. Nel 1994 la Fondation Cartier di Parigi presentò la sua prima mostra personale, che ebbe un impatto enorme nel mondo dell’arte e della fotografia, consacrandolo come il più importante fotografo di studio africano del XX secolo. L’esposizione lo pose accanto a grandi maestri del ritratto come Irving Penn, August Sander e Richard Avedon, suscitando un interesse straordinario per il suo lavoro.
“Trentaquattro anni dopo che Keïta è stato presentato per la prima volta al pubblico americano, abbiamo l’opportunità di scoprire nuovi aspetti del suo lavoro e di comprendere quanto fosse unico, attivo in uno dei momenti più cruciali della storia africana e mondiale. Possedeva una straordinaria capacità artistica di rendere il senso del tatto nelle immagini: possiamo quasi ‘sentire’ la trama della vita dei suoi soggetti e comprenderli oltre il semplice contesto della fotografia di studio o documentaria”, afferma Catherine E. McKinley, curatrice ospite, autrice di The African Lookbook e direttrice della McKinley Collection.
“È estremamente emozionante riscoprire l’opera di Keïta e percepire la presenza dei suoi soggetti — alcuni dei quali incontriamo qui per la prima volta — grazie alla ricerca attenta di Catherine E. McKinley”, aggiunge Pauline Vermare, Phillip and Edith Leonian Curator of Photography. “Speriamo che i visitatori possano percepire lo stupore e le possibilità che lo studio di Keïta rappresentava per tante persone.”
A Tactile Lens riunisce una straordinaria varietà di fotografie di Keïta, mostrando l’ampiezza della sua produzione e la raffinatezza della sua arte. Grazie a un generoso prestito della famiglia Keïta, un eccezionale gruppo di opere mai pubblicate prima è stato preservato e digitalizzato dal museo in occasione della mostra. Alcuni di questi ritratti saranno presentati per la prima volta in lightbox e in proiezione. Accanto a queste immagini, una selezione di stampe vintage — molte realizzate dallo stesso Keïta e talvolta dipinte a mano — sottolinea la materialità dell’oggetto fotografico. Completano il percorso stampe di grande formato realizzate negli ultimi anni della vita dell’artista o dopo la sua morte, caratterizzate dalle distintive tonalità in bianco e nero che hanno reso celebre il suo lavoro. Le fotografie dialogano con un’installazione immersiva di oggetti personali, tessuti, abiti e gioielli visibili nei ritratti, evidenziando il desiderio di auto-invenzione, ricerca identitaria e sincretismo culturale che animava il Mali della metà del Novecento.
Un catalogo illustrato accompagnerà la mostra, con un nuovo saggio biografico di Catherine E. McKinley, basato su ampie interviste con gli eredi dell’artista e contributi di studiosi e storici dell’arte come Jennifer Bajorek, Duncan Clarke, Howard W. French, Sana Ginwalla, Awa Konate e Drew Sawyer, offrendo nuove prospettive sul fotografo, sulla sua opera e sulla cultura materiale maliana.
Crediti
Seydou Keïta: A Tactile Lens è organizzata dalla curatrice ospite Catherine E. McKinley con Imani Williford, assistente curatoriale per fotografia, moda e cultura materiale del Brooklyn Museum.
La colonna sonora della mostra è stata realizzata da Nile Rodgers e Chmba Chilemba.
Un sostegno significativo è fornito dal Leonian Charitable Trust.
Un generoso supporto è inoltre offerto da Elizabeth e William Kahane e VLISCO.
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