Bruno Marcelloni. UniVersi - Opere 1964-2014
Bruno Marcelloni. UniVersi - Opere 1964-2014, Palazzo dei Priori, Assisi (PG)
Dal 30 Maggio 2014 al 8 Giugno 2014
Assisi | Perugia | Visualizza tutte le mostre a Perugia
Luogo: Palazzo dei Priori
Indirizzo: piazza del Comune
Curatori: Giorgio Bonomi, Claudia Bottini
Enti promotori:
- Regione Umbria
- Provincia di Perugia
- Comune di Assisi
- Comune Perugia
- PerugiaAssisi2019
- Accademia di Belle Arti di Perugia
Telefono per informazioni: +39 333 3284245
E-Mail info: brunomarcelloni@yahoo.it
Sito ufficiale: http://www.brunomarcelloni.com/
Bruno Marcelloni festeggia i suoi cinquant’anni di attività nella sua città natale, Assisi, con una mostra curata dal critico romano Giorgio Bonomi e dalla storica e critica d’arte Claudia Bottini. Nel catalogo anche un saggio critico del Prof. Giovanni Zavarella.
“Colpisce, già al primo guardare, il rigore della pittura di Bruno Marcelloni: subito salta all’occhio la forma quadrangolare delle sue opere. Il legno costituisce il supporto che, seppur non sempre, è in prevalenza quadrato, soprattutto negli anni più recenti. Poi, all’interno, abbiamo una pittura che non deborda dalla forma quadrata e, in aggiunta, spesso abbiamo dei segni, delle linee che perimetrano quadrangolarmente il colore, così de-finendolo, ponendo dei limiti, delle soglie alla spazialità compositiva e cromatica” (Giorgio Bonomi, dal catalogo della mostra)
L’astrattista umbro era già stato celebrato in una grande mostra curata da Vittorio Sgarbi nel 2005 ad Assisi. Questi ultimi anni lo hanno visto anche esposto alla Biennale d’arte di Venezia, sezione Umbria a Palazzo Collicola a Spoleto nel 2011. C’è quindi in lui il bisogno di riprende il filo della sua storia e rincominciare un racconto che inizia nel 1964, quando ad Assisi era allievo per il disegno e la pittura del grande artista dell'espressionismo astratto William Congdon che si stabilì alla fine degli anni Cinquanta nella città di San Francesco. Da Congdom l’artista umbro apprende l’essenzialità del disegno e la sinteticità della forma pittorica, “questo modo di costruire e del limitare l’ho imparato da Congdom”, scrive Bruno. In mostra anche i primi disegni, energici ed emozionanti.
Dal 1969 al 1971 Marcelloni decide di andare in America a conoscere da vicino le opere di Barnett Newman, Rotko, Frank Stella e altri. Resta meravigliato dalle grandi distese americane e dalle ampie campiture di colore di questi artisti. Tornato in Italia Marcelloni riesce, unico tra i pittori umbri ad unire la forza del colore degli americani con l’espressionismo e la matericità di Congdon. Con la sua spatola stende i colori che vede intorno a sé, il marrone, il viola e il grigio verde, dei paesaggi umbri.
Le sue geometrie, le sue tele sono per lo più quadrate, utili, come nelle opere dei più importanti artisti del Novecento come Malevi? o Albers a riflettere sulle possibilità infinite di emozioni visive che i differenti colori riescono a esprimere attraverso una stessa forma.
In mostra anche le meravigliose fotografie in bianco e nero scattate dall’artista negli anni Sessanta-Settanta, i nudi di donna e le foto americane, scrive Bruno: “Fotografavo quello che vedevo, uomini per la strada, giovani che si addestravano per il Vietnam, manifestazioni tutto per me era una novità…”.
Questa mostra farà conoscere la storia di Bruno Marcelloni, che come i più grandi maestri dell’astrattismo del Novecento, dipinge il nostro inconscio, la parte in “ombra”, gli infiniti “UniVersi” delle nostre emozioni, che Marcelloni traduce con la pittura.
“Colpisce, già al primo guardare, il rigore della pittura di Bruno Marcelloni: subito salta all’occhio la forma quadrangolare delle sue opere. Il legno costituisce il supporto che, seppur non sempre, è in prevalenza quadrato, soprattutto negli anni più recenti. Poi, all’interno, abbiamo una pittura che non deborda dalla forma quadrata e, in aggiunta, spesso abbiamo dei segni, delle linee che perimetrano quadrangolarmente il colore, così de-finendolo, ponendo dei limiti, delle soglie alla spazialità compositiva e cromatica” (Giorgio Bonomi, dal catalogo della mostra)
L’astrattista umbro era già stato celebrato in una grande mostra curata da Vittorio Sgarbi nel 2005 ad Assisi. Questi ultimi anni lo hanno visto anche esposto alla Biennale d’arte di Venezia, sezione Umbria a Palazzo Collicola a Spoleto nel 2011. C’è quindi in lui il bisogno di riprende il filo della sua storia e rincominciare un racconto che inizia nel 1964, quando ad Assisi era allievo per il disegno e la pittura del grande artista dell'espressionismo astratto William Congdon che si stabilì alla fine degli anni Cinquanta nella città di San Francesco. Da Congdom l’artista umbro apprende l’essenzialità del disegno e la sinteticità della forma pittorica, “questo modo di costruire e del limitare l’ho imparato da Congdom”, scrive Bruno. In mostra anche i primi disegni, energici ed emozionanti.
Dal 1969 al 1971 Marcelloni decide di andare in America a conoscere da vicino le opere di Barnett Newman, Rotko, Frank Stella e altri. Resta meravigliato dalle grandi distese americane e dalle ampie campiture di colore di questi artisti. Tornato in Italia Marcelloni riesce, unico tra i pittori umbri ad unire la forza del colore degli americani con l’espressionismo e la matericità di Congdon. Con la sua spatola stende i colori che vede intorno a sé, il marrone, il viola e il grigio verde, dei paesaggi umbri.
Le sue geometrie, le sue tele sono per lo più quadrate, utili, come nelle opere dei più importanti artisti del Novecento come Malevi? o Albers a riflettere sulle possibilità infinite di emozioni visive che i differenti colori riescono a esprimere attraverso una stessa forma.
In mostra anche le meravigliose fotografie in bianco e nero scattate dall’artista negli anni Sessanta-Settanta, i nudi di donna e le foto americane, scrive Bruno: “Fotografavo quello che vedevo, uomini per la strada, giovani che si addestravano per il Vietnam, manifestazioni tutto per me era una novità…”.
Questa mostra farà conoscere la storia di Bruno Marcelloni, che come i più grandi maestri dell’astrattismo del Novecento, dipinge il nostro inconscio, la parte in “ombra”, gli infiniti “UniVersi” delle nostre emozioni, che Marcelloni traduce con la pittura.
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