Pordenone Montanari. Assedio alla forma

Pordenone Montanari, Nudino rosso, 1986, com 100x70

 

Dal 12 Settembre 2015 al 17 Gennaio 2016

Pordenone

Luogo: Galleria Harry Bertoia - Palazzo Cossetti

Indirizzo: corso Vittorio Emanuele II, 60

Orari: mercoledì-sabato 15.30-19.30; domenica 10-13.00 / 15.30-19.30

Curatori: Fulvio Dell'Agnese

Enti promotori:

  • Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
  • Istituto di Cultura Italiana a Londra
  • con il sostegno della Provincia di Pordenone e della Fondazione CRUP

Costo del biglietto: intero € 3, ridotto € 1

Telefono per informazioni: +39 0434 392916

E-Mail info: attivitaculturali@comune.pordenone.it

Sito ufficiale: http://www.comune.pordenone.it/galleriabertoia


Lui ha quasi ottant’anni e da un quarto di secolo si è totalmente sottratto al mondo. La sua vicenda ricorda quella della fotografa statunitense Vivian Maier, nei termini analoghi di scoperta tardiva e per certi versi fortuita di una attività artistica di grande spessore condotta lungo un’intera esistenza.
Nel caso di “Pordenone” Montanari, a scoprirlo e a restare abbagliato dalla sua arte è stato un imprenditore indiano, nel 2007; a proporlo all’attenzione del grande pubblico un ampio ed entusiastico articolo in cui The Observer, annunciando la prima esposizione delle sue opere a Londra (2010), ne ha svelato la storia e ne ha celebrato il lavoro.
Quello dell’Observer è stato capofila di tanti successivi pronunciamenti della grande critica internazionale, che non ha lesinato i giudizi molto positivi su un artista che sino a pochi mesi prima era pressoché ignoto, essendosi ormai persa memoria delle sue mostre in alcune Gallerie milanesi negli anni ottanta. 
Per Edward Lucie-Smith, il critico intervistato dal grande quotidiano britannico a margine della mostra del pittore da lui curata presso l’Istituto Italiano di Cultura a Londra, “Montanari è un artista unico, che scardina la storia convenzionale dell’arte postbellica italiana”.
“Le nature morte – aggiunge – fanno venire in mente Cézanne e Braque”, mentre gli elementi picassiani e i tratti riecheggianti Francis Bacon che emergono dalla sua pittura si manifestano con caratteri di forte originalità, “in maniera che ancora non avevamo visto mai”.
Molti dei dipinti, a partire da quelli ambientati nell’atelier con il pittore al cavalletto che dipinge una modella, sono caratterizzati da figure che contengono altre figure e riflessi nello specchio. Lucie-Smith in proposito ha detto: “Il messaggio è chiaro: ciò che sembra la rappresentazione oggettiva della realtà va invece letta come specchio della dimensione mentale dell’artista”.

Americo Montanari è nato a Pordenone (città da cui prende il nome d'arte) nel 1937. Comincia a dipingere frequentando in giovane età lo studio dello zio materno. All’inizio degli anni sessanta si trasferisce a Milano e sposa Flavia Cappellari; a Milano frequenta per un breve periodo la facoltà di Filosofia dell'Università Statale e un corso di scultura all'Accademia di Brera. Nel 1967 si stabilisce a Parigi, dove ha modo di frequentare lo studio del pittore Orfeo Tamburi. Visita con quotidiana “attenzione e tensione” il Museo del Louvre. Nell’albergo di Rue St. Placide, in cui abita con la moglie, realizza piccole tele, una serie di autoritratti e di nature morte. Nel gennaio 1969 parte per la Spagna del sud, dove si ferma a dipingere per sei mesi cercando nuovi modi espressivi. Dall'ottobre 1971 al novembre 1972 è in Germania. Già in questo periodo i suoi quadri sono caratterizzati da un’unità compositiva avente al centro la figura femminile, il cui mistero del resto ha quasi sempre alimentato la sua ispirazione, anche letteraria. Nel 1973 ritorna a Milano e vi rimane fino al 1990. Successivamente si trasferisce sulle colline biellesi, a Valle San Nicolao, lavorando per diciotto anni in completo isolamento, fino a ottobre 2007. Diciotto anni durante i quali l’artista ha scelto di vivere completamente ritirato, totalmente dedito a una costante ricerca figurativa – un vero e proprio “Assedio alla forma” – tradotta prevalentemente in termini pittorici su centinaia di tele e sulle pareti stesse della villa che lo ospitava, ma anche riversata nelle tecniche della scultura, dal legno alla terracotta.
Dal 2008 Pordenone Montanari è tornato a vivere nel Nord Est, fra Pieve di Cadore e Grado.

La scelta da parte dell’artista di un percorso così “solitario” è solo una delle componenti di una strategia di ricerca ben altrimenti articolata, ricca di sguardi rivolti alla storia dell’arte ma anche di volute trasgressioni di canoni formali, che attendeva di essere meglio valorizzata attraverso un’occasione espositiva di rilevante ampiezza.

Il Comune di Pordenone in collaborazione con FriulAdria Crédit Agricole rende ora omaggio con una vasta mostra a questo suo concittadino “segreto”, che ha scelto il nome della propria città come suo appellativo artistico.

La mostra avrà infatti una doppia sede: la Galleria “Harry Bertoia” dell'Amministrazione comunale e la sede direzionale di FriulAdria, che metterà a disposizione cinque grandi spazi che si affacciano sulla Piazza XX Settembre, dove saranno esposte alcune tele di grande formato a testimoniare la produzione più recente dell'artista.

A Pordenone Montanari viene così dedicata una grande antologica (Pordenone Montanari. Assedio alla forma) che è in assoluto la prima organica esposizione in Italia del lavoro di Pordenone Montanari, il quale – dopo le rare mostre milanesi negli anni ottanta – è stato presentato al pubblico con poco più di una decina d’opere solamente in occasione della personale dedicatagli entro la sezione regionale della Biennale di Venezia del 2011, al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste.

Tale esposizione si propone di indagare l’opera di Montanari nel momento in cui – sopitosi il clamore mediatico con cui era stato salutato pochi anni or sono l’improvviso irrompere dell’artista sulla scena pubblica – sembrano esservi le condizioni per sottoporre con maggiore serenità al vaglio di critica e pubblico un vasto complesso di opere che continuano ad apparire di sicura rilevanza e connotate da una spiccata originalità rispetto al contesto artistico italiano degli ultimi decenni. 

Nella Galleria “Harry Bertoia” la mostra (composta da oltre 110 opere) si strutturerà in una sezione ordinata cronologicamente, che proporrà una sintesi del percorso di Pordenone Montanari da fine anni sessanta ad oggi, e in una piccola sezione dedicata ai disegni, entrambe punteggiate da scelte testimonianze della produzione plastica e ad intaglio. Ampio spazio verrà inoltre specificamente riservato al ciclo di grandi acrilici su tela che negli ultimi quattro anni ha assorbito gran parte della vis creativa dell’artista. 
Ancora pittura, dunque, nella tarda attività di un artista che non ha mai condiviso con la ricerca visiva della stretta contemporaneità modalità operative slegate dalle tecniche tradizionali e il cui percorso creativo è stato sempre condotto su strade radicalmente alternative ai meccanismi di mercato e agli orientamenti di gusto da esso normalmente privilegiati.

A corredo della mostra, grazie alla collaborazione di Videe, realtà di eccellenza nel settore della produzione audio video, sarà realizzato un film documentario con riprese nello studio dell’artista e un’intervista esclusiva.

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