Mercoledì del MArTA - Le vie liquide del marmo e della pietra. La nave delle colonne di Porto Cesareo: il viaggio incompiuto
Porto Cesareo, AMP. Il relitto delle colonne (dal Catalogo della mostra 'Nel mare dell’intimità. L’archeologia Subacquea racconta il Salento, Lecce 2019. Dipartimento Beni Culturali I Ph. G. Affinito).
Dal 14 April 2021 al 14 April 2021
Taranto
Luogo: Canali Facebook e Youtube MArTA
Indirizzo: online
Orari: ore 18
Telefono per informazioni: +39 099 4532112
E-Mail info: man-ta.comunicazione@beniculturali.it
Sito ufficiale: http://www.museotaranto.beniculturali.it
Il mare di Puglia conserva evidenze archeologiche sia lungo le sue coste, che sott’acqua. Ne sono validi esempi gli antichi luoghi di culto e le ville che sorgono sui litorali, ma anche i reperti che per secoli sono stati accolti dalle acque cristalline dello Ionio.
E’ il segno di quel ponte, istmo tra Oriente e Occidente, che la regione del tacco d’Italia da sempre rappresenta.
Il 14 aprile nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, Rita Auriemma docente del Dipartimento Beni Culturali dell’Università del Salento, darà vita a un racconto avvincente.
La storia di un tragico naufragio a largo delle coste del Salento ionico, all’altezza di Porto Cesareo, di una nave proveniente dall’Egeo tra il II e III sec. d.C. e quella di un prosperoso e prezioso commercio di marmi.
Il mare è la via più adatta ai “trasporti pesanti”, come pietre e marmi per l’edilizia, l’arredo, la statuaria, le sepolture – dice la professoressa Rita Auriemma - Sebbene fosse praticato anche in età più antica, il commercio dei marmi, sia grezzi (semplici blocchi di cava), sia semilavorati o ultimati (colonne, capitelli, sarcofagi, lastre di rivestimento, statue, vasche, bacini, ecc.), assume in età romana, soprattutto imperiale, dimensioni considerevoli: fin dal I sec.d.C. si riscontra un'organizzazione statale per la raccolta e l'uso del marmo, che faceva capo all'imperatore.
Le imbarcazioni impiegate per questi trasporti speciali (naves lapidariae) raggiungevano portate eccezionali; la nave che aveva trasportato dall'Egitto l'obelisco per il circo Vaticano (alto 26 metri, attualmente a piazza S. Pietro) fu affondata e riempita di calcestruzzo per creare le fondazioni del Faro del porto ostiense di Claudio. Da Assuan, sempre in Egitto, l’imperatore dalmata Diocleziano aveva fatto venire le colonne di granito rosso che decoravano il suo palazzo a Spalato, vanto dell’Adriatico.
Numerosi relitti sulle coste pugliesi, calabre e siciliane attestano l'esistenza di una 'via del marmo' diretta principalmente a Roma, ma anche l’Adriatico restituisce carichi analoghi, destinati ai programmi monumentali, e non solo, delle città prossime alle sue rive.
Nel corso della conferenza di Mercoledì 14 aprile alle ore 18.00, Rita Auriemma con l’ausilio di Italo Spada Area Manager per il gruppo di ricerca di Produzioni Virtuali e Design della Comunicazione della Divisione di Disegno Industriale del Consorzio CETMA, presenterà anche l’app interattiva, realizzata per raccontare in maniera immersiva e coinvolgente l’ultimo viaggio delle colonne di Porto Cesareo.
Introdurranno i lavori la direttrice del Museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti e la Barbara Davidde Petriaggi, soprintendente nazionale per il patrimonio culturale subacqueo.
E’ il segno di quel ponte, istmo tra Oriente e Occidente, che la regione del tacco d’Italia da sempre rappresenta.
Il 14 aprile nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, Rita Auriemma docente del Dipartimento Beni Culturali dell’Università del Salento, darà vita a un racconto avvincente.
La storia di un tragico naufragio a largo delle coste del Salento ionico, all’altezza di Porto Cesareo, di una nave proveniente dall’Egeo tra il II e III sec. d.C. e quella di un prosperoso e prezioso commercio di marmi.
Il mare è la via più adatta ai “trasporti pesanti”, come pietre e marmi per l’edilizia, l’arredo, la statuaria, le sepolture – dice la professoressa Rita Auriemma - Sebbene fosse praticato anche in età più antica, il commercio dei marmi, sia grezzi (semplici blocchi di cava), sia semilavorati o ultimati (colonne, capitelli, sarcofagi, lastre di rivestimento, statue, vasche, bacini, ecc.), assume in età romana, soprattutto imperiale, dimensioni considerevoli: fin dal I sec.d.C. si riscontra un'organizzazione statale per la raccolta e l'uso del marmo, che faceva capo all'imperatore.
Le imbarcazioni impiegate per questi trasporti speciali (naves lapidariae) raggiungevano portate eccezionali; la nave che aveva trasportato dall'Egitto l'obelisco per il circo Vaticano (alto 26 metri, attualmente a piazza S. Pietro) fu affondata e riempita di calcestruzzo per creare le fondazioni del Faro del porto ostiense di Claudio. Da Assuan, sempre in Egitto, l’imperatore dalmata Diocleziano aveva fatto venire le colonne di granito rosso che decoravano il suo palazzo a Spalato, vanto dell’Adriatico.
Numerosi relitti sulle coste pugliesi, calabre e siciliane attestano l'esistenza di una 'via del marmo' diretta principalmente a Roma, ma anche l’Adriatico restituisce carichi analoghi, destinati ai programmi monumentali, e non solo, delle città prossime alle sue rive.
Nel corso della conferenza di Mercoledì 14 aprile alle ore 18.00, Rita Auriemma con l’ausilio di Italo Spada Area Manager per il gruppo di ricerca di Produzioni Virtuali e Design della Comunicazione della Divisione di Disegno Industriale del Consorzio CETMA, presenterà anche l’app interattiva, realizzata per raccontare in maniera immersiva e coinvolgente l’ultimo viaggio delle colonne di Porto Cesareo.
Introdurranno i lavori la direttrice del Museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti e la Barbara Davidde Petriaggi, soprintendente nazionale per il patrimonio culturale subacqueo.
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