CORRADO PORCHIETTI: GRAZIE WEÌ
Corrado Porchietti, Il giardino magico, per la mia Wei, 2017, acrilico su tela, cm. 120x110
Dal 21 Aprile 2022 al 27 Maggio 2022
Torino | Visualizza tutte le mostre a Torino
Luogo: Sedi varie
Indirizzo: Sedi varie
Telefono per informazioni: +39 011.2482970
E-Mail info: [email protected]
«Un segno che accentua il dinamismo interno della composizione. Una visione emozionale tormentata e mai approssimata. Una predominanza di accostamenti cromatici accesi. Una costruzione architettonica rigorosa». Sono le cifre stilistiche ricorrenti, secondo Annamaria Chiara Donini, della lunga e variegata produzione artistica di Corrado Porchietti, classe ’50, saviglianese di nascita e torinese d’adozione.
La mostra retrospettiva delle sue opere, curata dal critico Pino Mantovani e aperta gratuitamente al pubblico, sarà ospitata dal 21 aprile al 10 maggio 2022 nella sala mostre dell’Associazione Lucana Carlo Levi e della Fondazione Giorgio Amendola, in via Tollegno 52 a Torino, e dal 4 al 27 maggio 2022 presso il Circolo degli Artisti di Torino "Giardiniera Reale", in corso San Maurizio 6 a Torino.
L’esposizione propone 24 lavori (alcuni dei quali di grandi dimensioni come la “Porchietteria”, un trittico di tre metri e sessanta di base per due di altezza) che tracciano le differenti stagioni dell’artista, il cui linguaggio figurativo - sempre in bilico tra commedia e tragedia, carico di colore come cifra stilistica della narrazione - si è affinato con gli studi all’Accademia di Belle Arti di Torino e alla scuola del maestro Piero Martina, ispirandosi ai modelli di Francesco Casorati e Nino Aimone.
Dalla prefazione di Annamaria Chiara Donini
«Senza la finzione e il suo sforzo creativo, il mondo sprofonda in un’opacità indifferenziata, precipita su un piano inanimato, si blocca su uno sfondo inespressivo senza parola. L’unico modo per sentirne la vita pulsante e il senso implicito che lo vivifica è quello di dargli un abito estetico e di consegnarlo alla verosimiglianza del racconto. Lo sa bene l’arte che di questo gioco narrativo è maestra e artefice, che tradisce nel gesto originario del possibile, sempre nuovamente ripetuto, l’intenzione veemente del conoscere. Lo sa bene Corrado Porchietti che accosta quel gesto alla potenza dell’ironia, all’astuzia di uno sguardo che, fingendosi ingenuo e inconsapevole, dissimula il quadro convenzionale che ospita gli oggetti, smaschera i suoi infingimenti e li colloca entro il quadro di un’altra realtà, un’altra simulazione, ma ora non conciliata e scontrosa, scomoda e irritante».
La mostra retrospettiva delle sue opere, curata dal critico Pino Mantovani e aperta gratuitamente al pubblico, sarà ospitata dal 21 aprile al 10 maggio 2022 nella sala mostre dell’Associazione Lucana Carlo Levi e della Fondazione Giorgio Amendola, in via Tollegno 52 a Torino, e dal 4 al 27 maggio 2022 presso il Circolo degli Artisti di Torino "Giardiniera Reale", in corso San Maurizio 6 a Torino.
L’esposizione propone 24 lavori (alcuni dei quali di grandi dimensioni come la “Porchietteria”, un trittico di tre metri e sessanta di base per due di altezza) che tracciano le differenti stagioni dell’artista, il cui linguaggio figurativo - sempre in bilico tra commedia e tragedia, carico di colore come cifra stilistica della narrazione - si è affinato con gli studi all’Accademia di Belle Arti di Torino e alla scuola del maestro Piero Martina, ispirandosi ai modelli di Francesco Casorati e Nino Aimone.
Dalla prefazione di Annamaria Chiara Donini
«Senza la finzione e il suo sforzo creativo, il mondo sprofonda in un’opacità indifferenziata, precipita su un piano inanimato, si blocca su uno sfondo inespressivo senza parola. L’unico modo per sentirne la vita pulsante e il senso implicito che lo vivifica è quello di dargli un abito estetico e di consegnarlo alla verosimiglianza del racconto. Lo sa bene l’arte che di questo gioco narrativo è maestra e artefice, che tradisce nel gesto originario del possibile, sempre nuovamente ripetuto, l’intenzione veemente del conoscere. Lo sa bene Corrado Porchietti che accosta quel gesto alla potenza dell’ironia, all’astuzia di uno sguardo che, fingendosi ingenuo e inconsapevole, dissimula il quadro convenzionale che ospita gli oggetti, smaschera i suoi infingimenti e li colloca entro il quadro di un’altra realtà, un’altra simulazione, ma ora non conciliata e scontrosa, scomoda e irritante».
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