L'Opificio delle Pietre dure impegnato in un delicato intervento

Tutto pronto per il restauro del Leone X di Raffaello

Raffaello Sanzio, Ritratto di Papa Leone X de’Medici con i cardinali Giulio de’Medici e Luigi de’Rossi, 1518, olio su tavola, 118,9 x 155,2 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
 

Samantha De Martin

17/10/2017

Firenze - Era stato inviato a Firenze nel 1518 per rappresentare il pontefice Leone X, impossibilitato a presenziare alle nozze del nipote Lorenzo, duca di Urbino, con una nobildonna francese e, una volta sistemato a Palazzo dei Medici “sopra la tavola dove mangiava la Duchessa”, come riportano le fonti, “rallegrava ogni cosa”.
E presto il Ritratto di Papa Leone X de’Medici con i cardinali Giulio de’Medici e Luigi de’Rossi, straordinario capolavoro di Raffaello, si rifarà il look per sfoggiare, in occasione del cinquecentenario della morte dell’urbinate, che ricorre nel 2020, quella gamma cromatica di tessuti e incarnati, insieme a quella matericità degli elementi tanto apprezzata dal Vasari.

E fino al 2020 la tela sarà nelle preziose mani dell’Opificio delle Pietre Dure per un restauro finalizzato, come spiega Marco Ciatti, soprintendente dell’importante centro di eccellenza fiorentino, «oltre che al risanamento della materia, anche a un ampliamento delle conoscenze sull'opera».

E così, con il beneplacito del direttore Eike Schmidt, il Leone X di Raffaello lascerà le Gallerie degli Uffizi per sottoporsi a una serie di analisi sofisticate sotto i “bisturi” esperti di un’eccellente équipe.

«Nell'ambito della collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e l'Opificio delle Pietre Dure - ha ribadito Schmidt - e sulle orme del successo universale del restauro dell'Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, ritornato al Museo nel marzo scorso, è ora il turno di un altro capolavoro».

L’intervento restituirà all’opera quella bellezza che non poco stupore aveva destato in Giorgio Vasari. "Fece in Roma un quadro di buona grandezza, nel quale ritrasse papa Leone, il cardinale Giulio de' Medici e il cardinale de' Rossi, nel quale si veggono non finte ma di rilievo tonde le figure: quivi è il veluto che ha il pelo, il domasco adosso a quel Papa che suona e lustra, le pelli della fodera morbide e vive" annotava l’architetto.

La “cartella clinica” della tela non desta tuttavia gravi preoccupazioni. «Gli strati pittorici nel loro insieme - si legge nella scheda tecnica - non presentano problemi conservativi, ad eccezione, in alcune zone, dei sollevamenti di colore che si presentano sotto forma di scaglie rialzate che richiedono un intervento di restauro da programmarsi entro breve tempo. L’aspetto generale dell’opera risulta, inoltre, offuscato dall’alterazione della vernice, risalente all’ultimo intervento di restauro». Nulla di grave, insomma per il Papa mecenate, che tornerà presto a brillare con le sue sontuose vesti avvolto dalla sua antica, straordinaria sinfonia di rossi.

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