Musei a Bruges

Tra le nuove sale del Museo Gruuthuse, scrigno del glorioso passato

Il palazzo che ospita il Museo Gruuthuse | Foto: © Jan D'Hondt 2018 | Courtesy of Visitflanders
 

Samantha De Martin

02/06/2019

Profumo di tabacco e caffè, odori d’Oriente. In una delle sale del nuovissimo Museo Gruuthuse - appena riaperto dopo un restauro durato cinque anni che ha restituito gli antichi colori e inaugurato un nuovo concept più omogeneo e armonico rispetto al passato - la storia della ridente cittadina di Bruges, fiorita soprattutto grazie al commercio, travolge il visitatore, stuzzicando i cinque sensi.

D’altronde basta il motto del padrone di casa, Louis de Gruuthuse, che troneggia fiero sopra il portone di questo imponente palazzo del XV secolo - “Plus est en vous” (‘In te c’è più di quanto pensi’), a mettere in guardia il visitatore circa le meraviglie che ha in serbo per lui questa interessante “wunderkammer” fiamminga.
Uno scrigno il cui restauro ha richiesto 9 milioni di euro e i cui oggetti in mostra, circa 600, dicono molto di più di quello che apparentemente suggerisce la vista.


“Plus est en vous” (‘In te c’è più di quanto pensi’), il motto che il museo ha fatto proprio in memoria dell’abitante più celebre dell'antico palazzo in cui ha sede, Lodewijk van Gruuthuse | © Musea Brugge _ Lieven Coudenys | Courtesy of VISITFLANDERS

Il coinvolgente itinerario di scoperta seduce il pubblico con il suo binomio tra antico e moderno, con i touch screen, le audio-guide in diverse lingue e incluse nel prezzo del biglietto, i profumi e pannelli tattili interattivi, i piccoli modellini da toccare, che raccontano con garbo e chiarezza l’intensa storia della città, gli aneddoti dell’elite borgognona, dei suoi virtuosi artigiani, l’ambizioso desiderio di prestigio e raffinatezza attraverso i secoli.
Basta far scorrere il dito su uno dei tanti schermi che si incontrano lungo il percorso espositivo per seguire l’evoluzione della cittadina o dello stesso museo nei secoli. Oppure si può indossare una parrucca, tra gli oggetti più in voga dell’epoca, per addentrarsi nell’universo femminile del XVIII secolo.

Il museo ha ufficialmente riaperto i battenti il 25 maggio, ma noi lo abbiamo visitato in occasione della presentazione ufficiale alla stampa internazionale, lo scorso 28 maggio, ospiti di VisitBruges.
In realtà l’edificio, come lo vediamo oggi, è il risultato di diversi interventi avvicendatisi nel tempo, come il lavoro di ristrutturazione iniziato, a partire dal 1883, sotto la guida dell’architetto di Bruges Louis Delacensiere, secondo i principi dell’architettura neogotica. L’ultimo intervento, iniziato nel 2014, ha invece accresciuto la capacità portante dei vecchi piani, sostituito le vecchie grondaie e i tubi di scarico, ripulito la facciata, risistemato le vetrate colorate. In alcune sale è stata aggiunta una pavimentazione colorata che ben si integra con il contesto.

Anche il romantico cortile interno è stato oggetto di ristrutturazione, con l’installazione di un padiglione in vetro che, oltre a fungere da punto informativo e biglietteria centrale per il Museo Gruuthuse e per la vicina Chiesa di Nostra Signora - sede della sublime Madonna di Michelangelo - crea anche un simbolico ponte tra antico e moderno. D’altra parte, la ristrutturazione del Gruuthuse si inserisce nel progetto di riqualificazione dell’intero sistema museale di Bruges.

Con la nuova Sala Studio+, l’attico del Museo, prima chiuso al pubblico, è un’altra interessante novità. Si tratta di uno spazio nel quale i visitatori sono invitati a riflettere sulla storia del luogo appena visitato, riordinando le idee, consultando libri sulla storia di Bruges in totale relax, mentre i bambini possono disegnare su una lavagna messa loro a disposizione o affacciarsi alle finestre per ammirare la città da un’altra prospettiva.


La cappella di preghiera, dettaglio della decorazione lignea |  © Musea Brugge / Art Photography Dominique Provost | Courtesy of VISITFLANDERS

Tra le chicche imperdibili del museo c’è invece la cappella privata di famiglia, costruita nel 1472, unico gioiello del tardo medioevo sopravvissuto ai miglioramenti neogotici attuati dall’architetto Delacenserie e completamente restaurato grazie al contributo di Friends of Musea Brugge. Attendete che rimanga sgombra di visitatori per fare una bella foto e chinarvi sull’inginocchiatoio in velluto, assaporandone l’atmosfera unica.
Questa intima stanza interamente rivestita con pregiati pannelli in legno di quercia, si affaccia sulla navata della Chiesa di Nostra Signora e un tempo consentiva all’illustre, riservata famiglia di prender parte alle cerimonie religiose in totale tranquillità, senza esser vista dai fedeli. La volta e le travi presentano decorazioni in foglie di stagno e oro, con rifiniture in azzurro, piccoli angeli in rilievo due dei quali originali.

Entriamo davvero in punta di piedi in questo imponente palazzo - che nel XVII secolo fu utilizzato come Monte di Pietà - quasi percependo la presenza del suo illustre fondatore che brilla nell’iconico ritratto in nero e oro (i colori preferiti dai Duchi di Borgogna) con il rosario, il prezioso collare dell’Ordine del Toson d’oro, le mani giunte in segno di preghiera.

Sulle tracce di Louis de Gruuthuse
La famiglia di Louis de Gruuthuse, scaltro uomo di affari, diplomatico influente, militare e straordinario uomo di cultura, deteneva a Bruges il monopolio del commercio del “gruut”, che nel medioevo costituiva uno degli ingredienti base per produrre la birra, poi sostituito dal luppolo. Louis e i suoi contemporanei erano amanti dell’arte e dei manoscritti antichi, ed è per questo che erano soliti circondarsi di scultori, pittori, artigiani del vetro per abbellire le loro residenze.
Quello al Gruuthuse è un viaggio attraverso tre periodi storici cruciali per Bruges, distribuiti sui tre piani, dall'epoca borgognona alla fine del XIX secolo.

Alcuni “masterpieces”
Nell’imponente sala d’ingresso, il soffitto in legno ottocentesco, finemente intagliato e il prezioso arazzo con Le sette arti liberali - capolavoro della collezione tessile del museo - accolgono i visitatori. Di grande interesse è anche una mappa di Bruges, una sorta di “street view” ante litteram realizzata da un artista anonimo che raffigura la città molto più vicina al mare di quanto non lo sia oggi, come anche il dipinto con Le sette meraviglie di Bruges in cui Pieter Claeissens I mostra la grande fioritura architettonica della città tra il 1550 e il 1560, con i monumenti simbolo di prosperità e potere.

C’è poi la raffinata collezione di sculture religiose in legno del XV secolo, incluso un affascinante frammento di pala d'altare del 1475 che raffigura la Vergine intenta nella lettura, oppure un angelo in legno di quercia della seconda metà del XV secolo. Se siete curiosi di conoscere come gli uomini e le donne trascorressero il tempo libero o l’evoluzione subita dalla tavola tra il XVII e il XVIII secolo, il Gruuthuse offre una serie di interessanti testimonianze, tra forchette, coltelli in argento, bicchieri e piatti in porcellana con paesaggi cinesi.
C’è tutta la vocazione internazionale di Bruges racchiusa in ogni oggetto, dal baule in legno di cedro di origini italiane, decorato con quattro figure riccamente vestite secondo la moda del tempo, all’arazzo, tra i più antichi di Bruges, in lana e seta con una classica scena di battaglia, realizzato tra il 1576 e il 1600. A rimarcare l'anima commerciale della città ci sono ancora una scatola in legno con alcuni pesi in bronzo e un fiorino, o le pietre di zavorra.

Il fascino esercitato dall’Oriente sulla nobiltà borgognona si riflette invece nelle teiere in porcellana di Imari. Una sala è dedicata ai merletti, un’altra espone manufatti frutto della perizia di artigiani i cui nomi restano ad oggi sconosciuti, una raffinata ode all’abbondanza di un’epoca luminosa.

Riconosciuto come “monumento protetto”, l’edificio che ospita il museo ha subito diversi cambiamenti. Tuttavia possiamo ancora ammirare alcuni elementi originali del periodo medievale come il monumentale camino nell’ex cucina, le scale a chiocciola e l’oratorio, oltre a due frammenti di trave con le iniziali L(odewijk) e M(argaretha) degli illustri fondatori del palazzo. Visitarne le stanze, soprattutto dopo il recente restauro, significa compiere un salto nel tempo, nel secolo d’oro di una città arrivata lontano grazie al mare, ma soprattutto grazie all’intraprendenza, alla lungimiranza, al desiderio di ricchezza dei suoi abitanti illustri.

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