Ritratto di donne. Alessandra Ariatti. Legami / Chantal Joffe. Moll
Ritratto di donne. Alessandra Ariatti. Legami / Chantal Joffe. Moll
Dal 11 Ottobre 2014 al 12 Aprile 2015
Reggio nell'Emilia | Reggio Emilia | Visualizza tutte le mostre a Reggio Emilia
Luogo: Collezione Maramotti
Indirizzo: via Fratelli Cervi 66
Orari: giovedì e venerdì 14.30-18.30; sabato e domenica 10.30-18.30
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 0522 382484
E-Mail info: info@collezionemaramotti.org
Sito ufficiale: http://www.collezionemaramotti.org
Alessandra Ariatti e Chantal Joffe hanno concentrato la loro ricerca artistica nel ritratto, una tradizione figurale che ha percorso ininterrottamente l'arte occidentale (ma non solo) dal Quattrocento a oggi. Il ritratto, come investigazione dell'interiorità, oltre che delle fattezze, di una persona o personaggio, risale, ancor prima dell'epoca moderna, ai ritratti in marmo greci e romani; pur adattandosi all'evoluzione degli stili e delle forme, ha sempre mantenuto la necessità storica di testimoniare istanze di coesione o dissociazione sociale. L’opera di molti artisti contemporanei (come Alice Neel, Francis Bacon, Lucian Freud, Andy Warhol, Alex Katz, Chuck Close) è inscindibile dalla pratica e dalla reinvenzione del ritratto. I ritratti di queste artiste, poste in dialogo in questa mostra, sono ancorati da una parte alle estetiche, o meglio alla cultura, dell'arte contemporanea e dall'altra, forse ancor più intimamente che per gli artisti del passato, al milieu nel quale esse vivono e operano. La loro connessione formale, tuttavia, termina qui.
Ariatti dipinge gruppi di figure che hanno una precisione iper-fotografica, funzionale alla possibilità di sondarne la profondità psicologica e l'intensità di interrelazione umana. L’artista si sofferma essenzialmente sui volti e sull'accentuazione del loro costituirsi in un mini-nucleo sociale, sottolineato dal titolo generale che ha dato al suo gruppo di opere: Legami. Ciò che le interessa, nella pratica della sua pittura, è la possibilità di mettere in luce una relazione tra i soggetti delle opere e l’artista e di generare un dialogo con lo spettatore.
Joffe, nelle quattro opere esposte, rappresenta invece insistentemente, quasi ossessivamente, una sola figura e a tutto campo – intera o quasi, immersa in uno spazio ambientale definito – con pennellate estremamente sciolte, che fondono i dettagli del viso, dei vestiti e dell'ambiente in un unico flusso pittorico. In questo nucleo di lavori, in cui l’artista dichiaratamente richiama i dipinti sulla pubertà di Edvard Munch e che ha titolato Moll, il soggetto è la nipote ormai sedicenne – che ritrae dalla nascita – ora giunta a una età in cui la dimensione interiore è densa di sogni e al contempo di imperscrutabile mistero. Questa condizione esistenziale può essere estesa alla modalità in cui l’artista presenta in generale l’identità femminile negli altri suoi lavori, con una “ambiguità” che genera complessità. Gli occhi di Moll non si lasciano catturare, il suo sguardo punta oltre, mentre gli occhi delle donne di Ariatti cercano costantemente un rispecchiamento e un contatto visivo, trasmettendo al contempo un modello etico di vita a cui l’artista tende e a cui si ispira.
Se stilisticamente Joffe richiama l'all-over, i contorni soft, il valore decorativo dei tessuti in Matisse in una pittura emozionalmente densa e rapida, Ariatti aspira al contrario all'intensità hard-edged dei santi rinascimentali. Questa antiteticità di strategie pittoriche si rivela anche nei tempi di esecuzione delle opere: mentre Chantal Joffe ha impiegato circa cinque mesi nel dipigere i quattro ritratti della nipote Moll, Alessandra Ariatti ha investito quattro interi anni del suo lavoro nel ritrarre i tre nuclei familiari presentati in Legami.
Ariatti dipinge gruppi di figure che hanno una precisione iper-fotografica, funzionale alla possibilità di sondarne la profondità psicologica e l'intensità di interrelazione umana. L’artista si sofferma essenzialmente sui volti e sull'accentuazione del loro costituirsi in un mini-nucleo sociale, sottolineato dal titolo generale che ha dato al suo gruppo di opere: Legami. Ciò che le interessa, nella pratica della sua pittura, è la possibilità di mettere in luce una relazione tra i soggetti delle opere e l’artista e di generare un dialogo con lo spettatore.
Joffe, nelle quattro opere esposte, rappresenta invece insistentemente, quasi ossessivamente, una sola figura e a tutto campo – intera o quasi, immersa in uno spazio ambientale definito – con pennellate estremamente sciolte, che fondono i dettagli del viso, dei vestiti e dell'ambiente in un unico flusso pittorico. In questo nucleo di lavori, in cui l’artista dichiaratamente richiama i dipinti sulla pubertà di Edvard Munch e che ha titolato Moll, il soggetto è la nipote ormai sedicenne – che ritrae dalla nascita – ora giunta a una età in cui la dimensione interiore è densa di sogni e al contempo di imperscrutabile mistero. Questa condizione esistenziale può essere estesa alla modalità in cui l’artista presenta in generale l’identità femminile negli altri suoi lavori, con una “ambiguità” che genera complessità. Gli occhi di Moll non si lasciano catturare, il suo sguardo punta oltre, mentre gli occhi delle donne di Ariatti cercano costantemente un rispecchiamento e un contatto visivo, trasmettendo al contempo un modello etico di vita a cui l’artista tende e a cui si ispira.
Se stilisticamente Joffe richiama l'all-over, i contorni soft, il valore decorativo dei tessuti in Matisse in una pittura emozionalmente densa e rapida, Ariatti aspira al contrario all'intensità hard-edged dei santi rinascimentali. Questa antiteticità di strategie pittoriche si rivela anche nei tempi di esecuzione delle opere: mentre Chantal Joffe ha impiegato circa cinque mesi nel dipigere i quattro ritratti della nipote Moll, Alessandra Ariatti ha investito quattro interi anni del suo lavoro nel ritrarre i tre nuclei familiari presentati in Legami.
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