Chris Hood. Sparks
Chris Hood, Split Smoke, 2021, cm. 62x50
Dal 8 May 2021 al 12 June 2021
Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: Eduardo Secci
Indirizzo: Piazza Carlo Goldoni 2
Orari: lunedì - sabato, 10.00 - 13.30 / 14.30 - 19.00
Telefono per informazioni: +39 055 661356
E-Mail info: exhibitions@eduardosecci.com
Sito ufficiale: http://www.eduardosecci.com
NOVO è lieta di presentare “Sparks”, la prima personale a Firenze dell'artista americano Chris Hood. La rassegna, che presenta la nuova serie di opere dell’artista americano, verrà inaugurata l'8 maggio, presso gli spazi espositivi della Galleria in Piazza Carlo Goldoni 2.
"La mente non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere." (Plutarco, I secolo d.C.)
Questa semplice ma essenziale idea che il nostro cervello abbia bisogno di uno stimolo per innescare una riflessione, piuttosto che l'atto passivo di interiorizzare un pensiero preconcetto, sembra il principio guida di Sparks. Infatti, l'accensione è protagonista della serie di Chris Hood, sia a livello figurativo che concettuale. Da un lato, il tema della scintilla emerge vividamente dalle superfici apparentemente piatte di Hood, trasformando la tela in una finestra. Tuttavia, quando si osserva più attentamente lo schema della serie, i diversi elementi ritratti sorgono all'interno della loro miscela enigmatica rivelando il processo unico di Hood di dipingere dal rovescio utilizzando più strati di vernice.
Le fiamme, il fuoco e il tentativo prometeico di catturarli sono giustapposti alla controcultura americana e ai mass media, attirando così l'attenzione sui desideri umani innati. La tensione percettiva e l'ambiguità voluta sono proprio ciò che accende la mente di chi si pone di fronte all'opera. Tra i lavori esposti, il tema della scintilla è declinato ogni volta in modo unico e diverso. In alcuni casi è la luminosità dei colori a suggerire l'eccitazione, in altri le palette più profonde rendono la tela più galleggiante pur rivelando un potenziale di distrazione. In altre opere, è l'elemento naturale che viene sussunto dalla superficie del quadro. A rimanere costante è il gioco tra astrazione e figurazione, una caratteristica che sfida la percezione mentre mette in discussione la nostra comprensione delle immagini e il ruolo stesso della pittura nel mondo contemporaneo.
Nelle parole di Hood "Ho una preferenza per i cliché e i truismi. Possono essere fluidi nella loro capacità di descrivere qualcosa di profondamente reale ed essere contemporaneamente senza significato nella loro ovvietà. Nel mio lavoro sfrutto la tensione tra cliché disparati e archetipi complicati da una tensione tra spazio digitale e fisico. [...] Attraverso veli di colore, segnali e immagini esploro temi eterni legati all'alba di un nuovo millennio", dichiara Hood.
Chris Hood, nato nel 1984 ad Atlanta, vive e lavora a Los Angeles.
Anche se figurativi, i dipinti, sculture e disegni dell’artista americano riflettono una comprensione della natura astratta in cui l'immaginario personale e sociale si scontrano con il ventunesimo secolo. Combinando tecniche tradizionali con i linguaggi dei territori digitali, il suo lavoro presenta spesso immagini tratte dalla controcultura americana, dalla storia dell'arte e dai mass media, rese astratte dalla traduzione. Tracciando paralleli con i suoi interessi nella psicofisica, i dipinti sono gettati in uno spazio liminale con una tecnica unica di reverse-stain che riposa le sue composizioni in una tensione ambigua e percettiva. Paragonandoli a pubblicità sbiadite o a magliette rovesciate, Hood investe la fisicità evocativa dei suoi dipinti con temi di identità, memoria e perdita. Le opere che ne risultano alludono a sfide con l'idea di prospettiva statica mentre puntano a questioni più ampie riguardanti il ruolo delle immagini e della pittura contemporanea. Tra le sue mostre recenti ricordiamo: Known Unknowns, Saatchi Gallery, Londra (2018); Novel Gazers, Lyles & King, New York (2017); Fort Greene, a cura di Adrianne Rubenstein, Venus Over Los Angeles, Los Angeles (2016); Chris Hood & Zach Reini, a cura di Domenico de Chirico, Brand New Gallery, Milano (2016).
"La mente non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere." (Plutarco, I secolo d.C.)
Questa semplice ma essenziale idea che il nostro cervello abbia bisogno di uno stimolo per innescare una riflessione, piuttosto che l'atto passivo di interiorizzare un pensiero preconcetto, sembra il principio guida di Sparks. Infatti, l'accensione è protagonista della serie di Chris Hood, sia a livello figurativo che concettuale. Da un lato, il tema della scintilla emerge vividamente dalle superfici apparentemente piatte di Hood, trasformando la tela in una finestra. Tuttavia, quando si osserva più attentamente lo schema della serie, i diversi elementi ritratti sorgono all'interno della loro miscela enigmatica rivelando il processo unico di Hood di dipingere dal rovescio utilizzando più strati di vernice.
Le fiamme, il fuoco e il tentativo prometeico di catturarli sono giustapposti alla controcultura americana e ai mass media, attirando così l'attenzione sui desideri umani innati. La tensione percettiva e l'ambiguità voluta sono proprio ciò che accende la mente di chi si pone di fronte all'opera. Tra i lavori esposti, il tema della scintilla è declinato ogni volta in modo unico e diverso. In alcuni casi è la luminosità dei colori a suggerire l'eccitazione, in altri le palette più profonde rendono la tela più galleggiante pur rivelando un potenziale di distrazione. In altre opere, è l'elemento naturale che viene sussunto dalla superficie del quadro. A rimanere costante è il gioco tra astrazione e figurazione, una caratteristica che sfida la percezione mentre mette in discussione la nostra comprensione delle immagini e il ruolo stesso della pittura nel mondo contemporaneo.
Nelle parole di Hood "Ho una preferenza per i cliché e i truismi. Possono essere fluidi nella loro capacità di descrivere qualcosa di profondamente reale ed essere contemporaneamente senza significato nella loro ovvietà. Nel mio lavoro sfrutto la tensione tra cliché disparati e archetipi complicati da una tensione tra spazio digitale e fisico. [...] Attraverso veli di colore, segnali e immagini esploro temi eterni legati all'alba di un nuovo millennio", dichiara Hood.
Chris Hood, nato nel 1984 ad Atlanta, vive e lavora a Los Angeles.
Anche se figurativi, i dipinti, sculture e disegni dell’artista americano riflettono una comprensione della natura astratta in cui l'immaginario personale e sociale si scontrano con il ventunesimo secolo. Combinando tecniche tradizionali con i linguaggi dei territori digitali, il suo lavoro presenta spesso immagini tratte dalla controcultura americana, dalla storia dell'arte e dai mass media, rese astratte dalla traduzione. Tracciando paralleli con i suoi interessi nella psicofisica, i dipinti sono gettati in uno spazio liminale con una tecnica unica di reverse-stain che riposa le sue composizioni in una tensione ambigua e percettiva. Paragonandoli a pubblicità sbiadite o a magliette rovesciate, Hood investe la fisicità evocativa dei suoi dipinti con temi di identità, memoria e perdita. Le opere che ne risultano alludono a sfide con l'idea di prospettiva statica mentre puntano a questioni più ampie riguardanti il ruolo delle immagini e della pittura contemporanea. Tra le sue mostre recenti ricordiamo: Known Unknowns, Saatchi Gallery, Londra (2018); Novel Gazers, Lyles & King, New York (2017); Fort Greene, a cura di Adrianne Rubenstein, Venus Over Los Angeles, Los Angeles (2016); Chris Hood & Zach Reini, a cura di Domenico de Chirico, Brand New Gallery, Milano (2016).
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