Andy Warhol. La ligne et l'image
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen, 1975, sérigraphie sur papier, 104.8 x 74.3 cm | Courtesy © Mugrabi Collection, ph: Max C Lee-Russel
Dal 16 September 2026 al 10 January 2027
Parigi | Visualizza tutte le mostre a Parigi
Luogo: Musée du Luxembourg
Indirizzo: 19 Rue de Vaugirard
Orari: Mar - Dom 10.30 -19 | Lun 10.30 - 22
Curatori: Alain Cueff
Enti promotori:
- GrandPalaisRmn
Costo del biglietto: € 14
Sito ufficiale: http://museeduluxembourg.fr
Perché Andy .. è sempre Warhol ! - Tutte le mostre su Andy Warhol in Italia e nel mondo
"Vorrei essere una macchina": questa celebre epigrafe di Andy Warhol (1928-1987), e la sua scelta della riproduzione fotoserigrafiche all'inizio degli anni Sessanta, hanno fatto dimenticare che si era formato in primo luogo all'arte dell'illustrazione e, soprattutto, che non ha mai smesso di disegnare fino ai suoi ultimi giorni, riprendendo in nuove mise en page i motivi così spesso ripetuti dalla macchina, come se dovesse scavare di nuovo con le proprie mani lo stesso solco. La Pop Art è stata inventata e perpetuata a mano libera. Anche i suoi disegni, lungi dall'essere accessori, sono una parte essenziale della concezione che Warhol aveva della sua arte e, come i suoi dipinti, sono spesso molto spettacolari.
Da un primo Autoritratto datato 1942 a disegni acrilici relativi all'Ultima Cena del 1986, la produzione grafica di Warhol è tanto abbondante quanto varia. Ritratti, caricature, scene di genere, tavole decorative e pubblicitarie, portfolio autopromozionali: il disegno rimane fino alla fine degli anni Cinquanta il suo medium d'elezione, quello attraverso cui riesce a superare le influenze di Paul Klee, Picasso, Matisse, Cocteau o Aubrey Beardsley, e di artisti americani come Ben Shahn, Charles Demuth o Paul Cadmus. È attraverso il disegno che Andrew Warhola diventa Andy Warhol. Le tecniche che mette a punto -timbro, linee spezzate o ottenute per trasferimento, stencil, collage- sono generalmente concepite in vista della ripetizione e della riproduzione.
La pittura, poi il cinema, lo assorbono completamente tra il 1963 e il 1973: torna al disegno in quella data con altri obiettivi, strettamente legati alla sua produzione pittorica, in particolare i ritratti su commissione, di cui quello di Mao costituisce il paradigma. Lo impiega ormai per mettere alla prova alcune opzioni cromatiche, grafiche o concettuali, molto spesso in formati imponenti che superano ampiamente quello di un semplice bozzetto: i disegni sono frequentemente dei test alla scala dei dipinti e hanno un impatto simile. Permettono di mettere in evidenza la sua inventività tecnica già dagli anni Cinquanta, di rivalutare la questione della riproduzione manuale poi meccanica, in particolare considerando il suo rapporto con la fotografia. Sono anche l'occasione per esaminare con maggiore precisione i ponti tra la pubblicità commerciale e la grande arte, e per meglio comprendere lo sviluppo dei suoi diversi registri tematici. Disegni e documenti, rari o trascurati, permettono di penetrare più a fondo nella fabbrica - The Factory - dell'opera di un artista di cui molti aspetti restano ancora da scoprire.
La mostra Andy Warhol. La ligne et l'image comprende circa 150 disegni, una decina di dipinti, serigrafie su carta e fotografie, documenti d'archivio -stampati, scrapbook, video- e si articola attorno a cinque sezioni tematiche. La prima, Eccentricità, luoghi comuni, è dedicata a Warhol illustratore pubblicitario, che privilegia le immagini fantasiose conformi all'ottimismo yankee: si tratta anzitutto di produrre immagini immediatamente leggibili, inscritte in una strategia che gli permetterà di diventare uno degli artisti commerciali più rinomati della sua generazione. La seconda, Abbecedari e basi, esplora la scrittura manuale - la sua o quella di sua madre - onnipresente nei disegni degli anni Cinquanta: non è un semplice commento ma diventa parte integrante dell'immagine. La terza sezione, Volti e maschere, parte dagli anni di formazione, in cui il ritratto e l'autoritratto sono al centro delle sue preoccupazioni: il volto è al tempo stesso immagine e segno di una personalità, e se il disegno deve obbedire al principio della somiglianza, moltiplica modifiche e alterazioni, che siano puramente grafiche o al contrario altamente simboliche. La quarta sezione, Erotica, esplora l'abbondante produzione di un'iconografia gay rimasta privata fino all'inizio degli anni Settanta, diffusa nei limiti della cerchia dei proches di Warhol. La quinta e ultima sezione, Inferno e meraviglie, riprende il filo dell'attentato che nel 1968 rischiò di costargli la vita: da allora la morte è più che mai un'ossessione, come testimonia in modo esemplare la serie dei Teschi, ma l'ombra che proietta è quella di un neonato.
La mostra è curata da Alain Cueff, storico dell'arte. L'esposizione è organizzata dal GrandPalaisRmn e sarà visitabile al Musée du Luxembourg, dal 16 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, tutti i giorni dalle 10h30 alle 19h, con apertura serale il lunedì fino alle 22h. È prevista la pubblicazione di un catalogo per GrandPalaisRmnÉditions.
"Vorrei essere una macchina": questa celebre epigrafe di Andy Warhol (1928-1987), e la sua scelta della riproduzione fotoserigrafiche all'inizio degli anni Sessanta, hanno fatto dimenticare che si era formato in primo luogo all'arte dell'illustrazione e, soprattutto, che non ha mai smesso di disegnare fino ai suoi ultimi giorni, riprendendo in nuove mise en page i motivi così spesso ripetuti dalla macchina, come se dovesse scavare di nuovo con le proprie mani lo stesso solco. La Pop Art è stata inventata e perpetuata a mano libera. Anche i suoi disegni, lungi dall'essere accessori, sono una parte essenziale della concezione che Warhol aveva della sua arte e, come i suoi dipinti, sono spesso molto spettacolari.
Da un primo Autoritratto datato 1942 a disegni acrilici relativi all'Ultima Cena del 1986, la produzione grafica di Warhol è tanto abbondante quanto varia. Ritratti, caricature, scene di genere, tavole decorative e pubblicitarie, portfolio autopromozionali: il disegno rimane fino alla fine degli anni Cinquanta il suo medium d'elezione, quello attraverso cui riesce a superare le influenze di Paul Klee, Picasso, Matisse, Cocteau o Aubrey Beardsley, e di artisti americani come Ben Shahn, Charles Demuth o Paul Cadmus. È attraverso il disegno che Andrew Warhola diventa Andy Warhol. Le tecniche che mette a punto -timbro, linee spezzate o ottenute per trasferimento, stencil, collage- sono generalmente concepite in vista della ripetizione e della riproduzione.
La pittura, poi il cinema, lo assorbono completamente tra il 1963 e il 1973: torna al disegno in quella data con altri obiettivi, strettamente legati alla sua produzione pittorica, in particolare i ritratti su commissione, di cui quello di Mao costituisce il paradigma. Lo impiega ormai per mettere alla prova alcune opzioni cromatiche, grafiche o concettuali, molto spesso in formati imponenti che superano ampiamente quello di un semplice bozzetto: i disegni sono frequentemente dei test alla scala dei dipinti e hanno un impatto simile. Permettono di mettere in evidenza la sua inventività tecnica già dagli anni Cinquanta, di rivalutare la questione della riproduzione manuale poi meccanica, in particolare considerando il suo rapporto con la fotografia. Sono anche l'occasione per esaminare con maggiore precisione i ponti tra la pubblicità commerciale e la grande arte, e per meglio comprendere lo sviluppo dei suoi diversi registri tematici. Disegni e documenti, rari o trascurati, permettono di penetrare più a fondo nella fabbrica - The Factory - dell'opera di un artista di cui molti aspetti restano ancora da scoprire.
La mostra Andy Warhol. La ligne et l'image comprende circa 150 disegni, una decina di dipinti, serigrafie su carta e fotografie, documenti d'archivio -stampati, scrapbook, video- e si articola attorno a cinque sezioni tematiche. La prima, Eccentricità, luoghi comuni, è dedicata a Warhol illustratore pubblicitario, che privilegia le immagini fantasiose conformi all'ottimismo yankee: si tratta anzitutto di produrre immagini immediatamente leggibili, inscritte in una strategia che gli permetterà di diventare uno degli artisti commerciali più rinomati della sua generazione. La seconda, Abbecedari e basi, esplora la scrittura manuale - la sua o quella di sua madre - onnipresente nei disegni degli anni Cinquanta: non è un semplice commento ma diventa parte integrante dell'immagine. La terza sezione, Volti e maschere, parte dagli anni di formazione, in cui il ritratto e l'autoritratto sono al centro delle sue preoccupazioni: il volto è al tempo stesso immagine e segno di una personalità, e se il disegno deve obbedire al principio della somiglianza, moltiplica modifiche e alterazioni, che siano puramente grafiche o al contrario altamente simboliche. La quarta sezione, Erotica, esplora l'abbondante produzione di un'iconografia gay rimasta privata fino all'inizio degli anni Settanta, diffusa nei limiti della cerchia dei proches di Warhol. La quinta e ultima sezione, Inferno e meraviglie, riprende il filo dell'attentato che nel 1968 rischiò di costargli la vita: da allora la morte è più che mai un'ossessione, come testimonia in modo esemplare la serie dei Teschi, ma l'ombra che proietta è quella di un neonato.
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