Tutte le novità dal museo milanese
Verso la Grande Brera: in arrivo 26 capolavori del Novecento
La Pinacoteca di Brera. Foto di James O'Mara
Francesca Grego
22/03/2017
Milano - Procede a ritmo sostenuto l’ambizioso programma di rinnovamento della Pinacoteca di Brera, una delle più antiche e prestigiose istituzioni artistiche di Milano: nuovi allestimenti per le sale, un ricco programma di eventi che avvicinino il museo alla città e la nuova sede di Palazzo Citterio, che dal 2018 racconterà l’arte del primo Novecento e il collezionismo milanese.
Saranno proprio i nuovi spazi espositivi dell’edificio di origine settecentesca ad accogliere 26 nuove opere concesse in deposito per due anni dalla Collezione Gianni Mattioli, una delle più rilevanti raccolte italiane d’arte moderna, oltre che preziosa testimonianza della storia culturale di Milano.
A sceglierle, nel lontano 1973, fu Franco Russoli, storico direttore della Pinacoteca scomparso nel 1977, che con le sue attualissime idee sul museo e sull’arte continua a ispirare il lavoro di James Bradburne, suo collega a Brera dal 2015.
Aveva visto lontano anche Gianni Mattioli, che nel secondo dopoguerra si accinse a ricostruire attraverso la sua attività di collezionista le vicende dell’arte italiana nei primi decenni del secolo: presentata per la prima volta a Palazzo Strozzi di Firenze nel 1953, la sua raccolta ha poi girato i maggiori musei europei e statunitensi, con mostre fino al Giappone.
Vicino ai Futuristi negli anni giovanili, amico di Fortunato Depero e di Giorgio Morandi, Mattioli acquisì opere chiave dei protagonisti dell’avanguardia italiana: da Giacomo Balla all’amato Boccioni, rappresentato da capolavori come Materia e Dinamismo di un ciclista, fino a Luigi Russolo (Solidità della nebbia), Gino Severini (Ballerina Blu), Carlo Carrà e Mario Sironi, oltre allo stesso Depero e ai fiorentini Ardengo Soffici e Ottone Rosai.
Altro grande amore di Mattioli fu la pittura di Giorgio Morandi, presente in collezione con rari e notevoli dipinti del periodo giovanile, come Natura morta con portaorologio, di ispirazione cubista, e Bottiglie e fruttiera, testimonianza della transizione dell’artista bolognese verso la Metafisica. Appartengono proprio a questa corrente opere icona come L’amante dell’ingegnere di Carrà e Cavallo Bianco di Sironi.
A Franco Russoli e alle sue intuizioni è invece dedicato il nuovo volume Senza utopia non si fa la realtà. Scritti sul museo (1952-1977), a cura di Erica Bernardi ed edito da Skira: “Un museo – scriveva Russoli – non è soltanto un luogo sacrale, cassaforte o archivio per gli addetti ai lavori: anzi, deve essere soprattutto scuola e laboratorio, cioè un recinto in cui la contemplazione e la meditazione si facciano attività vitale”.
Nasce qui il progetto della Grande Brera, condiviso e perseguito da Bradburne, che il vecchio direttore immaginava come un lungo percorso nel cuore pulsante di Milano, in cui l’afflato della cultura si propagasse dalla Pinacoteca, dall’Orto e dall’Accademia verso il quartiere e la città intera.
Intanto nell’antico Orto Botanico adiacente al museo è pronta a sbocciare la Rosa di Brera, creata da uno specialista francese in collaborazione con il vivaio toscano Barni.
La ricercata varietà floreale è già il simbolo del Premio Annuale di Brera, massimo riconoscimento che il museo assegnerà il prossimo 21 giugno a una personalità scelta fra i suoi sostenitori. Al fortunato vincitore sarà donata una spilla creata per l’occasione dal designer di gioielli Giampiero Bodino, ispirata alla corolla bicolore della Rosa di Brera.
Saranno proprio i nuovi spazi espositivi dell’edificio di origine settecentesca ad accogliere 26 nuove opere concesse in deposito per due anni dalla Collezione Gianni Mattioli, una delle più rilevanti raccolte italiane d’arte moderna, oltre che preziosa testimonianza della storia culturale di Milano.
A sceglierle, nel lontano 1973, fu Franco Russoli, storico direttore della Pinacoteca scomparso nel 1977, che con le sue attualissime idee sul museo e sull’arte continua a ispirare il lavoro di James Bradburne, suo collega a Brera dal 2015.
Aveva visto lontano anche Gianni Mattioli, che nel secondo dopoguerra si accinse a ricostruire attraverso la sua attività di collezionista le vicende dell’arte italiana nei primi decenni del secolo: presentata per la prima volta a Palazzo Strozzi di Firenze nel 1953, la sua raccolta ha poi girato i maggiori musei europei e statunitensi, con mostre fino al Giappone.
Vicino ai Futuristi negli anni giovanili, amico di Fortunato Depero e di Giorgio Morandi, Mattioli acquisì opere chiave dei protagonisti dell’avanguardia italiana: da Giacomo Balla all’amato Boccioni, rappresentato da capolavori come Materia e Dinamismo di un ciclista, fino a Luigi Russolo (Solidità della nebbia), Gino Severini (Ballerina Blu), Carlo Carrà e Mario Sironi, oltre allo stesso Depero e ai fiorentini Ardengo Soffici e Ottone Rosai.
Altro grande amore di Mattioli fu la pittura di Giorgio Morandi, presente in collezione con rari e notevoli dipinti del periodo giovanile, come Natura morta con portaorologio, di ispirazione cubista, e Bottiglie e fruttiera, testimonianza della transizione dell’artista bolognese verso la Metafisica. Appartengono proprio a questa corrente opere icona come L’amante dell’ingegnere di Carrà e Cavallo Bianco di Sironi.
A Franco Russoli e alle sue intuizioni è invece dedicato il nuovo volume Senza utopia non si fa la realtà. Scritti sul museo (1952-1977), a cura di Erica Bernardi ed edito da Skira: “Un museo – scriveva Russoli – non è soltanto un luogo sacrale, cassaforte o archivio per gli addetti ai lavori: anzi, deve essere soprattutto scuola e laboratorio, cioè un recinto in cui la contemplazione e la meditazione si facciano attività vitale”.
Nasce qui il progetto della Grande Brera, condiviso e perseguito da Bradburne, che il vecchio direttore immaginava come un lungo percorso nel cuore pulsante di Milano, in cui l’afflato della cultura si propagasse dalla Pinacoteca, dall’Orto e dall’Accademia verso il quartiere e la città intera.
Intanto nell’antico Orto Botanico adiacente al museo è pronta a sbocciare la Rosa di Brera, creata da uno specialista francese in collaborazione con il vivaio toscano Barni.
La ricercata varietà floreale è già il simbolo del Premio Annuale di Brera, massimo riconoscimento che il museo assegnerà il prossimo 21 giugno a una personalità scelta fra i suoi sostenitori. Al fortunato vincitore sarà donata una spilla creata per l’occasione dal designer di gioielli Giampiero Bodino, ispirata alla corolla bicolore della Rosa di Brera.
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