Félicien Rops. Laboratory of Lust

Félicien Rops, Le Sphinx, 1882, Guazzo, acquerello, matita e matita colorata su carta, 29,7 x 20,4 cm, Fondation Roi Baudouin, in deposito al Musée Félicien Rops, Namur, courtesy © Kunsthaus Zürich

 

Dal 6 March 2026 al 31 May 2026

Zurigo |

Luogo: Kunsthaus Zürich

Indirizzo: Heimplatz

Orari: Mar - Dom 10.00 - 18.00 | Gio fino alle 20.00 | Lunedì chiuso

Costo del biglietto: CHF 24,00 | CHF 17,00

Telefono per informazioni: +41 44 253 84 84

E-Mail info: info@kunsthaus.ch

Sito ufficiale: http://www.kunsthaus.ch/en


Il Kunsthaus di Zurigo presenta “Félicien Rops. Laboratory of Lust”

Il tema della sessualità e dell’erotico è onnipresente nella storia dell’arte. La questione, quindi, non è tanto se questo argomento abbia posto in un museo, quanto piuttosto in che modo venga affrontato. Oggi la ricerca di una risposta a questa domanda appare più importante che mai. Il Kunsthaus Zürich ha scelto di esplorare il tema attraverso un esempio particolarmente emblematico: l’arte di Félicien Rops (1833-1898). Dal 6 marzo al 31 maggio 2026 il museo presenta uno degli artisti più radicali e al tempo stesso più enigmatici del fin de siècle. L’universo visivo demonicamente erotico di Rops sfidò le convenzioni del suo tempo e pone interrogativi sui ruoli sociali, sulle concezioni morali e sulla libertà artistica che restano attuali ancora oggi.

Il fiore più tossico del Simbolismo, flagello della borghesia, enfant terrible: la lista degli epiteti usati per descrivere Félicien Rops e la sua arte demonicamente erotica è lunga. Rops fu un trasgressore di confini. Elogiato da scrittori come Charles Baudelaire e Joris-Karl Huysmans, l’artista belga esplorò con ostinazione i limiti dell’arte. Nelle sue opere si scagliò contro il doppio standard borghese e contro la morale ipocrita e conformista.

Utilizzando i cliché e gli stereotipi di genere del suo tempo, Rops mise a nudo l’ipocrisia del cittadino rispettabile. Il fenomeno Rops rivela quindi non solo alcune delle più raffinate realizzazioni dell’incisione e del disegno intorno al 1900, ma illumina anche le relazioni tra i sessi alla svolta del XX secolo.

Nicchie creative

“La crudeltà non è altro che energia umana che non è ancora stata corrotta dalla civiltà”, scriveva il marchese de Sade nella sua Filosofia nel boudoir. Al di là delle implicazioni discutibili di questa affermazione, è facile comprendere perché l’arte di Rops abbia esercitato un’influenza così potente sugli intellettuali: la sua rappresentazione di un erotismo senza freni, spesso al limite della crudeltà, apriva nicchie nelle quali potevano svilupparsi spazi creativi, luoghi apparentemente ancora non contaminati dall’influenza della civiltà.

Rops stesso incoraggiò l’idea che le sue opere grafiche fossero resistenti a facili elogi, osservando che “un artista dovrebbe preoccuparsi poco che qualcosa venga compreso, salvo forse da pochissimi. E che piacere praticare questo ‘druidismo’, essere il proprio ermetico sommo sacerdote”.

Le due facce di un’opera

L’opera di Rops vive di contraddizioni: fu allo stesso tempo largamente diffusa e deliberatamente privata. Mentre si costruiva la reputazione di uno degli illustratori di libri più talentuosi e prolifici del suo tempo, parallelamente sviluppava un corpus di lavori destinato a restare nascosto allo sguardo del pubblico.

Per molti anni Parigi, capitale dell’arte dell’epoca, fu per Rops il luogo ideale per frequentare i circoli letterari e realizzare frontespizi per nuove opere di narrativa. Grazie all’intervento di Auguste Poulet-Malassis poté collaborare con Charles Baudelaire, mentre le opere di Jules Barbey d’Aurevilly, Stéphane Mallarmé e Paul Verlaine furono illustrate dai suoi disegni.

Accanto a questa attività esisteva però un secondo lato, meno noto, dell’artista, che lavorava con dedizione per collezionisti privati, in aperta sfida alle convenzioni pubbliche. Utilizzando un repertorio di motivi che cercava di oltrepassare ogni limite dell’erotico, metteva in discussione le norme sociali ed esplorava le potenzialità dell’arte. Ancora oggi le sue opere più provocatorie conservate nelle collezioni pubbliche restano spesso chiuse nei depositi, lontane da sguardi indiscreti.

Un documento del suo tempo

Tipica dell’epoca è la stilizzazione della donna come femme fatale, raffigurata da Rops in un modo che mescola attrazione e orrore. La mostra riprende questo tema e si chiede se, nella sua opposizione alla morale borghese, Rops abbia finito per perpetuare proprio gli stereotipi che intendeva criticare.

Nonostante questo, Rops è oggi considerato uno degli artisti più importanti del Belgio e, insieme a Fernand Khnopff, una figura centrale del fin de siècle belga. Una delle sue opere principali, La tentazione di sant’Antonio, divenne celebre anche grazie a un’interpretazione dettagliata di Sigmund Freud. L’opera fu inoltre celebrata al primo Salon dei Les XX, segno che l’importanza storico-artistica di Rops era evidente per una nuova generazione di artisti emergenti, come James Ensor.

La mostra propone una duplice prospettiva: da un lato presenta straordinari disegni del periodo simbolista, dall’altro riflette sulle idee sociali attorno al 1900 che oggi necessitano di essere riesaminate.

Realizzata in stretta collaborazione con la Biblioteca Reale del Belgio, l’esposizione riunisce oltre sessanta opere, più della metà delle quali provenienti proprio dalla KBR, insieme a lavori fondamentali dell’artista conservati in collezioni svizzere e internazionali, tra cui il Musée Félicien Rops, il Musée Marmottan Monet e il Musée d’Orsay. La mostra è stata concepita e curata da Jonas Beyer del Kunsthaus Zürich e da Daan van Heesch della Biblioteca Reale del Belgio.

L’esposizione si svolge sotto il patrocinio di Patrick Van Gheel, ambasciatore del Regno del Belgio in Svizzera.

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