The Studio - Biennale Arte Venezia 2026
Render del progetto espositivo "The Studio" dell'artista Zadik Zadikian | Courtesy © Armenian Pavilion armenianpavilion2026.org
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Arsenale Militare (Tesa 41) - Padiglione Armenia
Indirizzo: Fondamenta Case Nuove, Castello 2738/C
Orari: Mar - Dom 10.00 - 19.00 | Lun chiuso
Curatori: Svetlana Sahakyan (commissioner), Tony Shafrazi, Tina Chakarian (curators)
Enti promotori:
- Ministry of Education Science Culture and Sports
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
Sito ufficiale: http://armenianpavilion2026.org
La Repubblica di Armenia presenta The Studio, progetto personale dell’artista Zadik Zadikian, per il Padiglione nazionale alla 61ª Biennale di Venezia. Il progetto è co-curato dallo storico gallerista Tony Shafrazi, la cui lunga collaborazione con l’artista ne definisce l’impianto concettuale, insieme alla curatrice Tina Chakarian, figura chiave nello sviluppo della presenza armena alla Biennale dal 2015. Aperto dal 9 maggio al 22 novembre 2026, il Padiglione trasforma lo spazio espositivo in uno studio vivo, luogo di produzione e trasformazione attivo per tutta la durata della mostra.
Il progetto prosegue il dialogo tra Shafrazi e Zadikian, iniziato alla fine degli anni Settanta. In quegli anni, osservando operai impegnati nella produzione di mattoni, l’artista individua in questo elemento un nucleo centrale della propria ricerca. Il mattone diventa così materiale e concetto, legato a ripetizione, lavoro e costruzione di forme complesse.
A Venezia, Zadikian attiverà uno studio funzionante in cui realizzerà, insieme ai suoi assistenti, elementi modulari - soprattutto mattoni in gesso di diverse dimensioni e colori - assemblati in strutture in continua evoluzione. Le forme restano mobili e modificabili nel tempo, in dialogo con la scultura modernista e post-minimalista, richiamando artisti come Richard Serra, Sol LeWitt e Carl Andre.
L’installazione invita il pubblico a entrare nel processo creativo, rendendo visibile il lavoro e superando l’idea dello studio come spazio chiuso. In questo senso, richiama esperienze come la Factory di Andy Warhol, privilegiando però una produzione continua e manuale. Come osserva il critico Carlo McCormack, lo studio diventa luogo di produzione, laboratorio e spazio di possibilità.
Il Padiglione si inserisce anche nel lavoro di lungo periodo di Chakarian, impegnata a rafforzare la visibilità internazionale dell’arte armena, collegando artisti attivi tra Erevan e la diaspora.
The Studio sarà ospitato all’Arsenale Militare di Venezia, complesso storico della potenza navale veneziana, dove centinaia di mattoni in gesso verranno prodotti, assemblati e riorganizzati nel corso della Biennale, dando vita a un’installazione in continuo mutamento.
La partecipazione segue la recente presenza di Zadikian alla mostra Solid Gold al Brooklyn Museum (2024–2025), dove ha presentato un’opera composta da 999 elementi dorati, proseguendo la sua ricerca su modularità e trasformazione dei materiali.
Nato a Erevan nel 1948, Zadik Zadikian lavora da oltre cinquant’anni su scultura e materia, attraversando contesti politici e culturali diversi. La sua pratica, spesso legata all’uso della foglia d’oro, esplora il rapporto tra forma, tempo e valore simbolico.
Il progetto prosegue il dialogo tra Shafrazi e Zadikian, iniziato alla fine degli anni Settanta. In quegli anni, osservando operai impegnati nella produzione di mattoni, l’artista individua in questo elemento un nucleo centrale della propria ricerca. Il mattone diventa così materiale e concetto, legato a ripetizione, lavoro e costruzione di forme complesse.
A Venezia, Zadikian attiverà uno studio funzionante in cui realizzerà, insieme ai suoi assistenti, elementi modulari - soprattutto mattoni in gesso di diverse dimensioni e colori - assemblati in strutture in continua evoluzione. Le forme restano mobili e modificabili nel tempo, in dialogo con la scultura modernista e post-minimalista, richiamando artisti come Richard Serra, Sol LeWitt e Carl Andre.
L’installazione invita il pubblico a entrare nel processo creativo, rendendo visibile il lavoro e superando l’idea dello studio come spazio chiuso. In questo senso, richiama esperienze come la Factory di Andy Warhol, privilegiando però una produzione continua e manuale. Come osserva il critico Carlo McCormack, lo studio diventa luogo di produzione, laboratorio e spazio di possibilità.
Il Padiglione si inserisce anche nel lavoro di lungo periodo di Chakarian, impegnata a rafforzare la visibilità internazionale dell’arte armena, collegando artisti attivi tra Erevan e la diaspora.
The Studio sarà ospitato all’Arsenale Militare di Venezia, complesso storico della potenza navale veneziana, dove centinaia di mattoni in gesso verranno prodotti, assemblati e riorganizzati nel corso della Biennale, dando vita a un’installazione in continuo mutamento.
La partecipazione segue la recente presenza di Zadikian alla mostra Solid Gold al Brooklyn Museum (2024–2025), dove ha presentato un’opera composta da 999 elementi dorati, proseguendo la sua ricerca su modularità e trasformazione dei materiali.
Nato a Erevan nel 1948, Zadik Zadikian lavora da oltre cinquant’anni su scultura e materia, attraversando contesti politici e culturali diversi. La sua pratica, spesso legata all’uso della foglia d’oro, esplora il rapporto tra forma, tempo e valore simbolico.
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