Nessuno e niente scompaia
Nessuno e niente scompaia, Galleria 1/9unosunove, Roma
Dal 14 Dicembre 2012 al 16 Febbraio 2013
Luogo: Galleria 1/9unosunove
Indirizzo: via degli Specchi 20
Orari: da martedì a venerdì 11-19; sabato 15-19 e su appuntamento)
Telefono per informazioni: +39 06 97613696
E-Mail info: gallery@unosunove.com
Sito ufficiale: http://www.unosunove.com
In più di un’occasione il filosofo francese Jean-Luc Nancy ha affermato che l’aspetto rilevante di molte opere di oggi si trova “nella ricerca, nel desiderio o nella volontà di senso”*.
Ho sempre pensato che questa dichiarazione contenesse molte delle riflessioni che hanno portato alla realizzazione di tante opere degli ultimi decenni, dove è costante e forte “un desiderio infinito di senso”. Non risolvibile. Non appagabile, evidentemente, anche se non sono mai stato dell’idea che questa ricerca fosse o dovesse essere sganciata da quella di senso sulla e nella realtà, intesa nella complessa totalità di tempo e spazio in cui di volta in volta agiamo. E questa credo sia anche l’idea di Nancy. L’arte cambia perché il mondo, la realtà cambia. Semplicemente. Forse anche viceversa, in modi che però non sono senz’altro ascrivibili alla logica di causa-effetto che domina la narrazione (divulgativa) del mondo. Ma è esattamente questo che chiediamo all’opera d’arte, una volta che questa è conclusa e completata al mondo, e cioè che si incontrino quel senso da essa e da noi tanto “ricercato”. Nessuno e niente scompaia è dunque l’inevitabile richiesta che facciamo oggi all’opera d’arte, anche quando non la facciamo con questo tono diretto e perentorio. In un tempo, infatti, in cui la scomparsa è un’opzione di salvezza e di libertà, ma nondimeno testimonia anche la negatività della perdita, quello che chiediamo all’opera d’arte è una presenza che testimoni quanto non è più, o forse non è ancora, visibile.
Nessuno e niente scompaia, parte e prende forma da un’opera “politica” di Fabio Mauri (Roma 1926 – 2009), Vomitare sulla Grecia del 1972, che è il primo “multiplo politico” di una serie di installazioni e azioni artistiche che dureranno fino al 1973 e che saranno raccolte nel libro d’artista Der Politische Ventilator. Si tratta di un’installazione che esprime una decisa e propriamente viscerale contestazione al regime fascista dei Colonnelli che governò la Grecia dal 1967 al 1974. È forse uno dei lavori politici di Mauri meno conosciuti e tra i più caratterizzati dagli eventi del tempo in cui fu realizzato. Oggi torna a noi con una forza d’attualità sorprendente e paradossale, in un modo che è proprio di quelle opere il cui stare profondamente nella realtà include un desiderio di senso, appunto, che le dispiega sulla realtà e naturalmente in tempi differenti.
Da questo lavoro di Fabio Mauri la mostra si è sviluppata attraverso relazioni e riflessioni di continuità con artisti e opere che hanno del tutto intenzionalmente creato un percorso della e nell’arte italiana. Un filo che messo nelle mani di Bruna Esposito (Roma, 1960) è passato in quelle di Raffaella Crispino (Napoli, 1979), Valerio Rocco Orlando (Milano, 1978) ed Eugenio Tibaldi (Cuneo, 1977), scelti tra gli artisti italiani attualmente più impegnati nella ricerca di senso che inevitabilmente comporta un coinvolgimento nella realtà che assume un carattere etico.
*Una di queste occasioni è rintracciabile nel trascritto della conferenza “Il vestigio dell’arte” che Jean-Luc Nancy tenne nel 1994 alla Galerie Nationale du Jeu de Paume. È possibile leggere il testo della conferenza, insieme ad altre non meno interessanti riflessioni, in “Le Muse”, Edizioni Diabasis, 2006.
Ho sempre pensato che questa dichiarazione contenesse molte delle riflessioni che hanno portato alla realizzazione di tante opere degli ultimi decenni, dove è costante e forte “un desiderio infinito di senso”. Non risolvibile. Non appagabile, evidentemente, anche se non sono mai stato dell’idea che questa ricerca fosse o dovesse essere sganciata da quella di senso sulla e nella realtà, intesa nella complessa totalità di tempo e spazio in cui di volta in volta agiamo. E questa credo sia anche l’idea di Nancy. L’arte cambia perché il mondo, la realtà cambia. Semplicemente. Forse anche viceversa, in modi che però non sono senz’altro ascrivibili alla logica di causa-effetto che domina la narrazione (divulgativa) del mondo. Ma è esattamente questo che chiediamo all’opera d’arte, una volta che questa è conclusa e completata al mondo, e cioè che si incontrino quel senso da essa e da noi tanto “ricercato”. Nessuno e niente scompaia è dunque l’inevitabile richiesta che facciamo oggi all’opera d’arte, anche quando non la facciamo con questo tono diretto e perentorio. In un tempo, infatti, in cui la scomparsa è un’opzione di salvezza e di libertà, ma nondimeno testimonia anche la negatività della perdita, quello che chiediamo all’opera d’arte è una presenza che testimoni quanto non è più, o forse non è ancora, visibile.
Nessuno e niente scompaia, parte e prende forma da un’opera “politica” di Fabio Mauri (Roma 1926 – 2009), Vomitare sulla Grecia del 1972, che è il primo “multiplo politico” di una serie di installazioni e azioni artistiche che dureranno fino al 1973 e che saranno raccolte nel libro d’artista Der Politische Ventilator. Si tratta di un’installazione che esprime una decisa e propriamente viscerale contestazione al regime fascista dei Colonnelli che governò la Grecia dal 1967 al 1974. È forse uno dei lavori politici di Mauri meno conosciuti e tra i più caratterizzati dagli eventi del tempo in cui fu realizzato. Oggi torna a noi con una forza d’attualità sorprendente e paradossale, in un modo che è proprio di quelle opere il cui stare profondamente nella realtà include un desiderio di senso, appunto, che le dispiega sulla realtà e naturalmente in tempi differenti.
Da questo lavoro di Fabio Mauri la mostra si è sviluppata attraverso relazioni e riflessioni di continuità con artisti e opere che hanno del tutto intenzionalmente creato un percorso della e nell’arte italiana. Un filo che messo nelle mani di Bruna Esposito (Roma, 1960) è passato in quelle di Raffaella Crispino (Napoli, 1979), Valerio Rocco Orlando (Milano, 1978) ed Eugenio Tibaldi (Cuneo, 1977), scelti tra gli artisti italiani attualmente più impegnati nella ricerca di senso che inevitabilmente comporta un coinvolgimento nella realtà che assume un carattere etico.
*Una di queste occasioni è rintracciabile nel trascritto della conferenza “Il vestigio dell’arte” che Jean-Luc Nancy tenne nel 1994 alla Galerie Nationale du Jeu de Paume. È possibile leggere il testo della conferenza, insieme ad altre non meno interessanti riflessioni, in “Le Muse”, Edizioni Diabasis, 2006.
SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
MOSTRE A ROMA
-
Dal 13 Aprile 2022 al 30 Aprile 2032
Musei Capitolini
I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini
-
Dal 6 Aprile 2023 al 31 Dicembre 2030
Casa di Giacomo Balla
Casa Balla
Visualizza tutte le mostre a Roma
MOSTRE IN PRIMO PIANO
-
Dal 25 Giugno 2026 al 3 Gennaio 2027
Londra | Tate Modern
Frida: la nascita di un'icona
-
Dal 25 Aprile 2026 al 10 Maggio 2026
Este | Ex Chiesa di San Rocco
Della bellezza
-
Dal 28 Aprile 2026 al 31 Dicembre 2026
Roma | Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Artista alla GNAMC. Marinella Senatore artista dell’Anno 2026
-
Dal 25 Aprile 2026 al 19 Ottobre 2026
Venezia | Collezione Peggy Guggenheim
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
-
Dal 26 Aprile 2026 al 26 Agosto 2026
Ascona | Museo Castello San Materno
NOSTALGIA DEL SUD. Artisti tedeschi in Italia 1865-1915
-
Dal 24 Aprile 2026 al 31 Luglio 2026
Bologna | Pinacoteca nazionale di Bologna
Albrecht Dürer. Apocalisse