Il New Kitsch di Rudy van der Velde in mostra al MAC Milano

CRICETI #nutrirsidarte, l'ironia irriverente di Rudy van der Velde torna a Milano. La nostra intervista

Rudy van der Velde, New Kitsch al MAC di Milano, CRICETI #Nutrirsidarte, L’ARTISTA ALIENO, 2016, 55 x 53 x 9.5 cm | Courtesy of Rudy van der Velde
 

Samantha De Martin

30/05/2017

Milano - Coraggioso, ironico, dirompente. Basta una breve chiacchierata al telefono con Rudy van der Velde per gustare il modo geniale con cui il “creativo” olandese, l'“artsider” o “artista borderline” come ama definirsi mentre torna a sorprenderci con una nuova attesissima mostra, gioca con l'arte e con le sue “cose”.
Sì, perché al pioniere Rudy, primus inventor del New Kitsch, non piace essere definito “Artista” e “cose” è il nome che lui stesso ha scelto per definire, con affetto, quelle opere, alcune mai finite, protagoniste di un «continuo divenire che consiste nell'aggiunta, ma mai in una sottrazione, di elementi sempre nuovi, anche a distanza di anni».

Dopo il grande successo ottenuto con la grande mostra Kitsch: oggi il kitsch, fortemente voluta e curata da Gillo Dorfles presso la Triennale, Rudy van der Velde torna a Milano con una nuova accattivante performance.
CRICETI #nutrirsidarte, allestita dal 6 al 9 giugno negli spazi del MAC - Musica Arte Cultura - e, dal 12 giugno fino al 9 settembre, allo Spazio TID - The Interior Design - sempre a Milano, è una mostra dedicata ai maggiori critici, curatori e storici italiani, da Bonito Oliva a Daverio, da Sgarbi a Bonami, da Beatrice a Crespi.
 FOTO: CRICETI #nutrirsidarte
La prima domanda non poteva quindi che sorgere spontanea.
«Tutti mi chiedono da cosa nasca questo titolo. E io rispondo che l'accostamento tra critici e criceti è quasi automatico - spiega il creativo olandese che da oltre 40 anni lavora nel mondo della pubblicità e della carta stampata come direttore creativo, art director, giornalista professionista -. Così come i piccoli roditori sfruttano le loro tasche guanciali per immagazzinare quanto più cibo possibile, allo stesso modo i critici si “riempiono” di ogni genere di arte. Onestamente li invidio un po'».
Rudy, più che verso i critici punta i suoi acuminati strali verso il mercato dell'arte, a suo avviso, oggi sempre più gonfiato. «Non vedo l'ora di presentare questo mio mix esplosivo - incalza tra l'ironico e il divertito, Rudy van der Velde -. Non c'è nulla al mondo che fa rabbrividire i critici più del Kitsch».

Ma che cos'è questo Kitsch, anzi, questo “New Kitsch” che caratterizza le sue creature e che tanto orrore genera negli schizzinosi esegeti dell'arte?
«Il mio New Kitsch si differenzia dal Kitsch nato a inizio Novecento, per il fatto che utilizzo per le mie creazioni esclusivamente oggetti che appartengono al nostro presente. È anche una strana forma di collezionismo e consiste in elaborazioni di tutto il futile contemporaneo che il mercato produce e che io raccolgo, colleziono e trasformo in altro».

Il messaggio di van der Velde, di denuncia e insieme di risposta, è dunque chiaro: «Siamo sommersi da troppe cose, deviati da robaccia, da un fiume di Kitsch che sta sommergendo la natura, oscurando i rapporti autentici tra gli esseri umani e il rispetto stesso per le diversità».
Ma allora, in questo altalenante odi et amo che allontana e al tempo stesso avvicina l'artista alle sue creazioni, che rapporto ha Rudy con l'odiosa “stoffa” che manipola e che, prima ancora di diventare creazione, gli provoca un iniziale senso di rifiuto? «Ho un duplice rapporto con gli oggetti che trovo in giro - confessa - dopo un primo istintivo ribrezzo, mi accosto a loro con leggerezza, con divertimento e gioia infantile, riuscendo alla fine a produrre cose davvero curiose che sorprendono spesso anche me. Non so mai dire dove andrò a parare. Intendo dire che non ho un progetto e che il risultato non è assolutamente prevedibile».

Le piume, gli oggetti più stravaganti e inusuali, i pezzetti che Rudy van der Velde mette in valigia, porta a casa e conserva, accrescendo la disperazione di sua moglie Maria, sono le omeomerie, i semi della sua arte piantati nella fertile fantasia del creativo.
Santi e Madonne, teschi e siringhe, cornetti rossi, rose e animali di plastica si muovono nel caleidoscopio di colori che caratterizza la “wunderkammer” di Rudy, una collezione che è una sorta di “stanza delle meraviglie”, dove sacro e profano, mito e consumismo, superstizione e sentimenti coesistono in un poliedrico valzer giocoso, dal quale non è escluso l'amore, espresso, come dice l'artista, anche attraverso i fiori e quei colori «che sono già un atto di amore».

Alcune di queste inedite creazioni saranno protagoniste della mostra CRICETI #nutrirsidarte. Ad esempio, una dedicata a Philippe Daverio che, con il suo testone riempie il monitor televisivo, omaggio del 2008 allo storico dell'arte, così come “BIFIDA-MENTE” una creazione bidimensionale dedicata al professor Gillo Dorfles, “bifidamente” artista, come lo è anche Rudy, nella sua duplice professione di giornalista e «artista borderline». Perché van der Velde - la cui carriera è sempre stata quasi interamente caratterizzata da attività in qualche modo legate alla sua dote creativa - è stato anche, dal 1972 al 1978, il primo grafico impiegato professionalmente presso il Corriere della Sera, supervisore e “pioniere” nella delicata e storica fase di passaggio dal “caldo” (fusione a piombo dei testi) al “freddo” (la prima fase di fotocomposizione con computer).«Avevano il terrore di questo cambiamento, ma ce l'abbiamo fatta» racconta Rudy.

Alla domanda relativa a quale direzione prenderanno le sue creazioni dopo la mostra di Milano, la risposta del creativo è seducente quanto sibillina. «Ho ancora un paio di cose da dire. Innanzitutto concluderò l'esperienza del porno-Kitsch e poi sará la volta di “PPP” che non significa Pier Paolo Pasolini». Ma purtroppo per scoprire altri dettagli bisognerá attendere.

Adesso è il momento di deliziarsi con CRICETI, mostra che, come tiene a sottolineare l'artista, «non si sarebbe mai realizzata senza la Fondazione Maimeri, nelle coraggiose persone di Gianni Maimeri e Silvia Basta».
Sì, perché ci vuole molto coraggio e una buona dose di ironia per promuovere creature così provocatorie e dirompenti. Ed è soprattutto per questo che l'appuntamento con le ludiche, vibranti ed accattivanti sinfonie dell'arte, composte da Rudy van der Velde, sarà un'esperienza stimolante assolutamente da non perdere.

web: newkitsch.com
instagram:NewKitsch

#Nutrirsidarte

Media partner: ARTE.it

Vedi anche:
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Gillo Dorfles. Kitsch: oggi il kitsch
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