A Roma dal 13 marzo al 30 giugno

Leonardo tra umanesimo e tecnica. Dieci disegni del Codice Atlantico in mostra alle Scuderie del Quirinale

Leonardo da Vinci, Studio di due mortai che lanciano proiettili esplosivi, 1485, Codice Atlantico f 33r, Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana | © Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f33r
 

Samantha De Martin

13/03/2019

Roma - Un punto di vista inedito che strappa Leonardo al mito romantico del genio isolato invita a considerare il maestro toscano non solo quale artefice e pioniere della cultura scientifica moderna, ma anche come il genio lungimirante, imbevuto di fermenti e connessioni culturali con il mondo circostante, in stretto dialogo con i contemporanei, con il contesto storico, con le fonti che lo hanno preceduto.
La mostra Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza, alle Scuderie del Quirinale fino al 30 giugno, a cura di Claudio Giorgione, offre una testimoninaza su quale fosse la situazione della scienza prima delle intuizioni del maestro.
L’ “omo senza lettere” come lui stesso si definiva, intraprende infatti un lungo percorso di formazione che, a partire dagli anni del primo soggiorno milanese, lo porta a confrontarsi con gli autori classici e medievali, con i trattati contemporanei relativi alla filosofia, alla medicina, all’ingegneria, alla cosmografia.
In una cornice caratterizzata dalla fitta trama di relazioni culturali e dal contesto artistico maturato tra Quattro e Cinquecento, prende forma la mostra organizzata dalle Scuderie in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

Al centro del percorso che, con i suoi 200 pezzi, tocca i grandi temi al centro del dibattito rinascimentale, dall’utilizzo della prospettiva all’arte della guerra tra tradizione e innovazione, fino al vagheggiamento di macchine fantastiche come quella per il volo, ci sono dieci disegni originali arrivati a Roma dal prezioso Codice Atlantico custodito all’Ambrosiana e raramente esposti al pubblico.
“I disegni presentati - commenta Marco Ballarini, prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana - sono tra i più noti del Codice Atlantico, e di Leonardo confermano le qualità di ingegnere militare, progettista attento ai problemi e alle fatiche della vita quotidiana, di uomo capace di immaginare un futuro non immediato e di influire sulle aspettative di contemporanei e posteri”.

Non manca una selezione di modelli storici in prestito dal Museo Nazionale della Scienza e delle Tecnologia Leonardo da Vinci, in un confronto serrato e inedito con gli originali del maestro, molti dei quali esposti per la prima volta dopo il restauro.
Ad attirare maggiormente l’attenzione dei visitatori, i due grandi portelli in legno della chiusa di San Marco del naviglio di Milano, in uso fino al 1929. Oltre a manoscritti, stampe, disegni, cinquecentine illustrate e dipinti, un’attenzione particolare è rivolta alla biblioteca di Leonardo, con il trattato di Francesco Di Giorgio, in prestito dalla Biblioteca Laurenziana, unico volume appartenente al Maestro e arricchito con annotazioni di suo pugno.
Di grande pregio anche uno dei due manoscritti della Divina Proportione di Luca Pacioli, in prestito dalla Bibliothèque di Ginevra e realizzato per Ludovico il Moro nel 1498, con raffigurati sessanta solidi basati sui disegni preparatori eseguiti dalla “ineffabili sinistra mano” di Leonardo.

“Attraverso l’attenta ricostruzione del contesto culturale, il racconto delle contaminazioni tra le diverse discipline e la descrizione delle abilità tecniche e scientifiche di Leonardo - ha spiegato Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie - abbiamo voluto offrire una visione ampia della sua figura, troppo spesso presentata come genio isolato”.

All’inizio del percorso viene ricordato l’incontro, durante il soggiorno a Firenze, con le macchine da cantiere del Duomo, messe in opera dal Brunelleschi decenni prima. La bottega di Verrocchio, tra il 1469 e il 1471, venne coinvolta nel completamento della lanterna della cupola di Santa Maria del Fiore, incaricata di posizionare un’enorme sfera di rame sopra la lanterna. In due disegni del Codice Atlantico, eseguiti tra il 1478 e il 1480, Leonardo descrive quella gru. Il maestro fa ricorso al disegno per studiare la tecnologia esistente del suo tempo o per riprendere studi che nei decenni precedenti si erano diffusi anche grazie alle copie manoscritte di trattati illustri, come ad esempio il Trattato di Architettura Militare e Civile di Francesco di Giorgio Martini, che Leonardo avrebbe posseduto.
Dalla veduta in esploso di un argano del Codice Atlantico, esposta nella prima sala, lo spettatore scivola alla volta del lungo soggiorno milanese e approfondisce il confronto con la tradizione classica, al centro del dibattito rinascimentale.

All’invenzione della prospettiva è dedicata la sala 3, dove si possono ammirare due fogli provenienti dal Codice Atlantico: uno studio di ruota dentata e un piccolo schizzo con un artista intento a disegnare una sfera armillare attraverso un prospettografo. Accanto ai disegni di Leonardo sono poste anche quattro incisioni di Albrecht Dürer e il Perspectiva Communis di John Peckham, un trattato di ottica e geometria di cui il maestro possedeva una copia.

Il percorso prosegue con gli studi di una città ideale, eseguiti tra il 1487 e il 1490, con un impianto viario ortogonale a doppio livello che adopera le competenze di ingegneria idraulica acquisite. Osservando le conche in uso nel milanese, Leonardo avrebbe progettato alcuni miglioramenti, sebbene sia difficile stabilire con sicurezza se i suoi disegni rappresentino manufatti già esistenti o proposte originali.

Dal Leonardo impegnato, presso la corte degli Sforza, nella realizzazione di apparati scenografici in occasione di importanti ricorrenze - come la volta stellata con una grande macchina scenica che mette in moto i pianeti - si passa al genio “bibliofilo”, con la sua eccezionale biblioteca di 150 volumi, andata purtroppo perduta ad eccezione del Manoscritto Laurenziano, esposto in mostra.
Nella sala 7 viene dato spazio agli autori cari al maestro, presentati in edizioni che Leonardo avrebbe potuto avere nella sua biblioteca, come le favole di Esopo, che il maestro cita più volte e delle quali possedeva probabilmente più edizioni. I disegni che ritraggono le fantastiche macchine da guerra, gli studi raffiguranti macchine belliche grandiose, come la balestra gigante esposta nel percorso - frutto dell’esperienza approfondita dall'artista durante il suo primo soggiorno milanese con lo studio di autori classici - lasciano il posto alle macchine per il volo.

La mostra si chiude con un omaggio al mito moderno di Leonardo, che ha inizio nel 1796 quando, dopo secoli di oblio, i suoi manoscritti, approdati a Parigi dopo essere stati requisiti da Napoleone alla Biblioteca Ambrosiana, sono oggetto di una dettagliata ricognizione ad opera del fisico Giambattista Venturi. A partire dal 1881 vengono pubblicati progressivamente, prima in Francia e poi in Italia, i codici di Leonardo, mentre il mito del genio universale, del visionario anticipatore della modernità viaggerà con orgoglio in tutto il mondo, dove oggi, a 500 anni dalla morte, è più che mai solido.

Oltre agli eventi speciali ed ai laboratori destinati ad adulti e bambini all’interno delle Scuderie del Quirinale, Roma, in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte del maestro, diventa teatro dell’iniziativa “Leonardo in città”, una ricca agenda di appuntamenti sul pensiero di Leonardo, che coinvolgerà diverse sedi, dalla Biblioteca Angelica a Teatro Argentina.

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