Alla Fondazione Giorgio Cini dal 14 al 30 settembre

Dalle creazioni in ceramica al restauro di van Dyck: Venezia celebra l'artigianato europeo con "Homo Faber"

Antoon van Dyck, Ritratto di Marcello Durazzo. La tela, appena restaurata, è l’ospite d’onore di Homo Faber. Crafting a human future in corso alla Fondazione Cini © Venetian Heritage
 

Samantha De Martin

18/09/2018

Venezia - Il martello dell’ultimo maestro battiloro d’Europa scolpisce un quadrato di sottilissime foglie d’oro nella casa di Tiziano, a Cannaregio. Poco distante, nelle Sale del Convitto della Fondazione Giorgio Cini, il Ritratto di Marcello Durazzo, capolavoro realizzato da van Dyck durante il suo soggiorno a Genova tra il 1622 e il 1627 - restaurato tra aprile e agosto scorso grazie al supporto di Venetian Heritage in collaborazione con la Fondazione Michelangelo, Arthemisia e Marco Voena - ammicca per la prima volta ai visitatori con il tronfio patrizio stretto nel suo prezioso velluto nero, finora offuscato da uno spesso strato di vernici alterate.
Sono solo alcuni dei miracoli artistici realizzati - o restituiti a nuova luce - da sapienti mani artigiane in occasione di Homo Faber. Crafting a more human future, la prima grande esposizione dedicata alla maestria artigiana europea, che la Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, porta alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia dal 14 al 30 settembre.

“L’artigianato è un connubio felice tra la mano, il cuore e la mente. L’artigiano che si esprime attraverso la sua sensibilità, il materiale che ama, le sue visioni, la sua professionalità tecnica può raggiungere alti livelli artistici e creare opere che parlano a tutti, a diversi livelli. Così è sempre stato nel corso dei secoli. Penso ad esempio alla raffinatezza, alla bellezza delle immortali opere degli etruschi, le loro opere in ceramica, i gioielli, la lavorazione dell’oro, la filigrana”.
Sandra Davolio, emiliana, ma da oltre 40 anni residente a Copenhagen, dove ha frequentato la Scuola di Design, è una delle artiste che, nei 4mila metri quadrati espositivi messi a disposizione dalla Fondazione, tra 85 mestieri e 300 abilità tecniche, presenta le sue opere frutto della sensibilità del suo genio artigiano.
Descrivendo i suoi tre lavori in porcellana pura, cotta a 1280 gradi, e tutte realizzate al tornio, “come forme classiche che raggiungono una propria individualità grazie alle lamelle che le ricoprono dando vita a ritmi ed espressioni nuove” ci introduce a questo affascinante mestiere. Le sue opere vogliono rappresentare un punto di incontro tra il funzionalismo/modernismo scandinavo e la conoscenza e l’amore per le forma classiche antiche, una simbiosi tra lo spirito nordico razionale e essenziale e il carattere mediterraneo passionale, spontaneo, ricco di movimento.
“Visitando mostre e fiere d’arte - spiega Sandra - ci si trova a confronto con tanti diversi mezzi espressivi, quello che conta è la necessità interiore dell’artista e la sua onestà verso se stesso e il pubblico. È vero, l’artigiano non rinuncia alla tecnologia. Io ad esempio non potrei fare a meno del tornio elettrico, dei forni automatici, del sistema di aspirazione per la polvere, o ancora dei computer per comunicare con i miei contatti. Ma sono le mani e pochi altri attrezzi minori gli elementi che mi permettono di forgiare e dare vita alle mie forme”.
Ma cos’è, oltre all’idea, che attiva le mani di un artigiano? Sandra prova a spiegarlo.
“Non ho una forma determinata da eseguire quando inizio un lavoro. Ma solo una sensazione, un ritmo, un‘idea vaga di cosa potrebbe essere. A volte credo di aver deciso dall’inizio cosa fare, ma poi mi trovo durante il percorso a deviare, cambiare, fare nuovi tentativi, a volte ricominciare da capo. Come se dovessi scoprire cosa si nasconde dentro alla massa di porcellana. E non mi rassereno finché non l’ho trovato e realizzato”.

Come Sandra, nella grande kermesse veneziana dedicata ai mestieri d’arte in Europa e ai suoi legami con il mondo del design, sull’isola di San Giorgio Maggiore, sfilano altri creativi - precisamente 400 tra i migliori artigiani e designer europei e 91 maestri all’opera sotto gli occhi del pubblico che potrà ammirare i 900 oggetti esposti, tutti i giorni dalle 10 alle 19, con ingresso gratuito, previa registrazione al sito www.homofaberevent.com.

Ciascuna delle 16 mostre in programma fino al 30 settembre è dedicata a una prospettiva diversa dell’artigianato d’eccellenza. A concepirle, un selezionato team di curatori, architetti e progettisti di fama mondiale, tra i quali l’architetto Michele De Lucchi - che ha curato la mostra Creativity and Craftsmanship / Designer e Maestri, proprio sotto il Cenacolo Palladiano da lui stesso restaurato nell'ambito di Homo Faber - la docente di moda Judith Clark, il gallerista Jean Blanchaert, l’architetto Stefano Boeri e l’interior designer India Mahdavi.

Dagli artigiani di Volterra che, da oltre tremila anni realizzano vasi finemente decorati in alabastro, al maestro pellettiere di Ubrique, in Spagna, che nelle sue opere incorpora il calco di antiche strade acciottolate, dai maestri ebanisti della Bottega Ghianda, protagonisti della mostra Poesia del legno nell’atrio del Cenacolo Palladiano ai dodici artisti che hanno saputo distinguersi nel panorama mondiale dell’artigianato d’eccellenza, la lista dei protagonisti di Homo Faber è lunga.

Tra questi maestri che fanno delle loro mani gli invidiabili strumenti della loro arte - al centro della mostra Talenti rari - c’è il sellaio greco che ancora realizza selle per muli e asini secondo tecniche ancestrali o l’artigiano londinese che, nell’era di Google Maps, si ingegna a creare mappamondi interamente a mano o ancora la ceramista svedese che ha saputo aggiornare e adattare alla vita contemporanea la tradizione centenaria delle stufe a legna.

E ancora c’è l’officina meccanica specializzata nel restauro e nella personalizzazione delle Ferrari secondo le esigenze dei loro proprietari, o l’artista che, a Londra, crea telai su misura per bici da città, adattandoli alle necessità dei suoi clienti.

Si potrebbe continuare ancora a lungo, ma forse è meglio lasciare il piacere della scoperta a chi, fino al 30 settembre vorrà gustarsi le creazioni più curiose e affascinanti, visitando quegli spazi, molti dei quali solitamente inaccessibili al pubblico, aperti dalla Fondazione Cini in occasione di Homo Faber.


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