Al Rietberg di Zurigo fino al 6 settembre 2026
Al Museum Rietberg una mostra indaga l’eredità della fotografia coloniale attraverso lo sguardo di artisti contemporanei. Archivi, identità e memoria vengono riscritti tra immagini storiche e nuove narrazioni visive. Un percorso che mette in crisi l’idea stessa di fotografia come documento neutrale.
Non tutte le immagini mostrano. Alcune nascondono, altre costruiscono. E molte, soprattutto quelle nate durante l’epoca coloniale, hanno insegnato a guardare il mondo in un solo modo.
È da qui che parte A Kind of Paradise, la mostra del Museum Rietberg di Zurigo che riunisce una ventina di artisti internazionali chiamati a confrontarsi con un archivio visivo problematico e incompleto. Non si tratta di una rilettura storica in senso tradizionale, ma di un’operazione più instabile: smontare la fotografia come prova, restituirle il suo carattere politico, interrogare ciò che manca.
Fin dalla nascita del mezzo fotografico, lo sguardo coloniale ha prodotto immagini destinate a fissare gerarchie e differenze. Quelle fotografie, diffuse in massa tra Europa e Stati Uniti, hanno contribuito a costruire identità e stereotipi che ancora oggi persistono. Gli artisti in mostra intervengono su questo materiale, lo alterano, lo ricombinano, lo mettono in crisi.
Il percorso si articola in più sezioni. Nella prima, l’assenza diventa materia: laddove gli archivi non esistono o sono incompleti, gli artisti costruiscono nuove genealogie visive, riempiendo i vuoti della memoria. In altre sale, il lavoro si fa più diretto: fotografie coloniali vengono smontate e riattraversate, trasformate in strumenti di resistenza o in dispositivi critici.
Non è solo un gesto teorico. Alcuni interventi agiscono fisicamente sull’immagine, come nel caso di opere che perforano, ricuciono o inglobano le fotografie storiche, restituendo ai soggetti ritratti una forma di protezione simbolica. Altri lavori, invece, scelgono la via della reinvenzione narrativa, immaginando storie alternative dove i protagonisti delle immagini possono finalmente sottrarsi allo sguardo che li ha definiti.
Ne emerge una geografia complessa, che attraversa Africa, Americhe, Asia e Oceania, e che mette in discussione la distribuzione stessa della memoria fotografica. Milioni di immagini sono state prodotte, ma non tutte le storie hanno avuto la stessa possibilità di essere raccontate.
A Kind of Paradise non propone una sintesi. Piuttosto apre un campo di tensione: tra documento e finzione, tra archivio e immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere. È in questo spazio instabile che la fotografia smette di essere un’evidenza e torna a essere una domanda.
Tutte le mostre di Zurigo
FOTO
Un altro Paradiso
Wendy Red Star, Spring – Four Seasons, 2006, Newark Museum of Art | Courtesy © Wendy Red Star, courtesy the artist
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