A Milano dal 12 marzo al 23 giugno

Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone in mostra a Palazzo Reale

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Napoleone sul trono imperiale, 1806, 1,63 x 2,6 m. Parigi, Musée de l’Armée. By Saliko Tramite Wikimedia Commons
 

Samantha De Martin

21/01/2019

Milano - Odalische dai lunghi colli e dalle anche salienti si muovono in una cornice composta da scene trobadoriche intessute di un raffinato manierismo.
Sono alcune delle protagoniste del percorso dedicato a Ingres “il rivoluzionario”, che sarà allestito a Palazzo Reale dal 12 marzo al 23 giugno. L’esposizione dedicata all’erede di Raffaello e precursore di Picasso, realista e manierista al tempo stesso, che affascina tanto per le sue esagerazioni espressive quanto per il suo gusto del vero, accoglierà oltre 150 opere - delle quali oltre 60, tra dipinti e disegni, realizzate dall’artista francese - riunite grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni al mondo, dal Metropolitan Museum of Art di New York al Victoria and Albert Museum di Londra, dal Louvre al museo di Montauban, città natale del grande maestro francese.

Promossa dal Comune di Milano - Cultura e curata da Florence Viguier-Dutheil, la mostra Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano il pittore che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello, restituendo alla vita artistica degli anni a cavallo del 1800 la sua carica di novità e la sua “giovinezza conquistatrice”.
Un focus particolare sarà dedicato a Milano, che in quella fase di riorganizzazione politica e artistica conobbe una stagione di intensa prosperità, fortemente rimodellata nei suoi monumenti e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla Pinacoteca di Brera.
Attori di questa rivoluzione furono gli artisti italiani, da Appiani nella pittura, a Canova, nella scultura, che si avvalsero di questa “politica delle arti”, ascrivibile all’arte del governare di Napoleone Bonaparte.
E protagonista fu anche Ingres, pittore intriso di italianità. Nel 1800 concorse per il prix de Rome e nel 1806, dopo aver completato il grande Napoleone in costume sacro, giunse nella città eterna, dove ebbe modo di approfondire gli studi su Raffaello. Inviato in Italia sotto l’Impero e poi coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, decise di restare «italiano» fino al 1824, per tornare più avanti a dirigere Villa Medici.

Dall’invenzione del nuovo linguaggio figurativo tra l’Ancien Regime e la rivoluzione francese - che vede protagonista David insieme ai suoi allievi più vicini - all’evoluzione del ritratto, le diverse sezioni del percorso espositivo documentano la grande varietà stilistica e tematica del “nuovo classicismo”.
La svolta preromantica di Girodet precede Gros e Prud'hon nell'esplorazione del fantastico, del dramma e del ripiegamento melanconico, introducendo al Sogno di Ossian, uno dei capolavori di Ingres esposti in mostra.
Il percorso non tralascia il successo delle donne pittrici, e tra queste Elisabeth Vigée Le Brun, dal 1774 ritrattista ufficiale della regina Maria Antonietta.
Le varie sezioni analizzano la campagna d’Italia e Napoleone con alcuni famosi ritratti di Appiani, con le opere di Greuze, Canova, Gerard, Finelli e alcuni disegni di Ingres.
Una sala sarà riservata alla figura di Giovanni Battista Sommariva, a partire dal ritratto di Pierre Paul Prud’hon e dalla Tersicore di Canova.
Il percorso condurrà, infine, i visitatori al solenne ritratto di Napoleone in costume sacro, preceduto da una serie di disegni preparatori di Ingres, per concentrarsi, nella parte finale, sulla figura del pittore francese attraverso una serie di ritratti maschili e femminili, di veneri e di odalische, oltre a un dipinto del 1818 che rappresenta la morte di Leonardo da Vinci.

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