Al Musée Jacquemart-André fino al 24 gennaio

Tintoretto l’eterno conquista Parigi

Tintoretto, Susanna e i vecchioni, 1555 circa, Olio su tela, 194 x 147 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie 

 

Francesca Grego

17/09/2026

Mondo - Dopo le grandi mostre dedicate a Caravaggio, Botticelli, Giovanni Bellini e Artemisia Gentileschi, il Musée Jacquemart-André di Parigi  punta i riflettori su un altro gigante dell’arte italiana, Tintoretto. Una scelta in linea con la passione per la pittura veneziana dei coniugi Nélie Jacquemart ed Edouard André, la cui collezione è all’origine del museo, nonché un’occasione per mettere in luce la potente influenza del maestro lagunare sugli artisti francesi dei secoli successivi. 

Per la prima volta in Francia, l’intera carriera del pittore si racconta in una mostra. In corso fino al prossimo 24 gennaio, Eterno Tintoretto riunisce circa 40 dipinti e opere grafiche da collezioni pubbliche e private italiane, francesi e internazionali, in un percorso tematico pensato dai curatori Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama a Torino, Neville Rowley, esperto di dipinti italiani del XIV e XV secolo presso la Gemäldegalerie di Berlino, e Pierre Curie, conservatore generale al Musée Jacquemart-André, per illustrare tutta l’ampiezza e la varietà dell’opera dell’artista. In mostra troviamo perciò intensi ritratti, soggetti biblici come l’iconico Susanna e i vecchioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna, o mitologici, come la Danae del Museo di Belle Arti di Lione, accanto a monumentali composizioni religiose come il Miracolo di Sant'Agostino di Palazzo Chiericati a Vicenza o la Trinità proveniente dalla Galleria Sabauda di Torino, testimonianze di come Tintoretto abbia rinnovato la pittura sacra con un'interpretazione drammatica.  

La mostra mette in luce l’originalità di un pittore dotato di una potente energia creativa, definito da Vasari “il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura”. Artista complesso e difficilmente classificabile, Tintoretto sviluppa un'opera tanto ammirata quanto dibattuta, caratterizzata da composizioni audaci, prospettive vertiginose, effetti di luce spettacolari, tocchi rapidi e vivaci - la famosa prestezza. “Operando una sintesi originale tra il disegno scultoreo dei maestri toscani - in particolare quello di Michelangelo, che lo affascina - e le ricerche sul colore di Tiziano, suo rivale, porta all’apice il Rinascimento a Venezia”, scrivono i curatori del progetto.
Sezioni dedicate raccontano il ruolo centrale del disegno dell’opera di Tintoretto e la sua abilità di ritrattista: il Ritratto di una dama in lutto della Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, per esempio, spicca per intensità psicologica e modernità formale. 

Ed è proprio la modernità del maestro cinquecentesco l’altro punto fondamentale su cui la mostra batte, mettendone in luce l’eredità presso i pittori dell’Ottocento francese, affascinati dal suo temperamento audace e appassionato, e ammirati dalle sue innovazioni. Dal classicista Ingres al romantico Delacroix, sono in molti ad avere un debito con Tintoretto, ciascuno per un motivo differente. Fino a Manet - autore di una notevole copia dell’Autoritratto del pittore veneziano, da ammirare in mostra a confronto con l'originale - e a Cézanne, che in Tintoretto riconobbero un autentico precursore della pittura moderna, per le sue pennellate libere e le immagini mai idealizzate, che sembrano interrogarsi sui fondamenti stessi della rappresentazione.