Bi10 - Decima Biennale dell’immagine. Borderlines Città divise / Città plurali

Michael Wolf, Tokyo Compression, Tokyo, 2010-1013, digital c-prints, cm. 50x40

DAL 07/10/2017 AL 10/12/2017

Chiasso

LUOGO: Chiasso - sedi varie | Museo Sedi varie

SITO UFFICIALE: http://www.biennaleimmagine.ch/

COMUNICATO STAMPA:


La decima Biennale dell’immagine esplora i limiti. Con il titolo Borderlines Città divise/Città plurali indaga gli spazi urbani, i muri e le divisioni contemporanee con mostre di fotografia, proiezioni e incontri, a Chiasso e in altre località del Canton Ticino.

Bi10 - decima Biennale dell’immagine BORDERLINES Città divise / Città plurali «Ora dirò come è fatta Ottavia, città-ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c’è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone.» 

Italo Calvino, «Le città invisibili», Einaudi, 1972 

Oggi ci sentiamo sempre di più come gli abitanti di Ottavia, sospesi sopra un precipizio che per ora è ancora in parte celato ai nostri occhi ma i cui contorni si fanno sempre più netti, rendendo più netta ancora la sensazione di poter precipitare, presto o tardi, nel vuoto. Le città, il mondo, si stanno sempre più divaricando in realtà vicine fisicamente ma al tempo stesso lontanissime, che si pensa di poter dividere facilmente, e senza troppe conseguenze nefaste, erigendo muri (concreti oppure ideologici e sociali) che negano secoli di Storia in comune, di rapporti complessi, non sempre facili ma comunque intensi e fruttuosi per tutti. 

Biennale immagine 

Rassegna internazionale di fotografia e video
La storia della Biennale dell’immagine inizia – sotto la denominazione «Autunno fotografico» – nell’ottobre del 1996, e fin da questa prima edizione, che ruota attorno al tema della «Frontiera», emerge l’intento di unire gli sforzi di diversi operatori culturali pubblici e privati già presenti sul territorio, ma anche quello di andare alla ricerca di spazi espositivi peculiari e inediti. Uno spirito che si fortifica nelle due edizioni successive, intitolate «Nord/Sud» e «Sconfini», che denotano una particolare attenzione nei confronti della fotografia svizzera (Ella Maillart, Nicolas Bouvier, Michael von Graffenried, Bernard Voïta) e di quella africana con ad esempio la mostra dedicata al maliano Seydou Keïta. 

Nel 2004, la rassegna si ripresenta alla grande con la quarta edizione, la prima a chiamarsi Biennale dell’immagine. Intitolata «Il mondo in camera». La Bi4 rianima completamente uno spazio industriale abbandonato, l’ex fabbrica Calida, sviluppando un percorso labirintico tra fotoreportage, fotografia storica e video che spazia dal tema della globalizzazione a quelli del controllo poliziesco e dell’emigrazione. Nel 2006 con «Invasioni», la Biennale invade per la prima volta lo Spazio Officina con i colori di Robert Walker e quelli di Edward Burtynsky, mentre a mezzo secolo dalla rivolta ungherese si va alla scoperta delle ultime immagini del fotoreporter di origini ticinesi Jean- Pierre Pedrazzini. Due anni più tardi la 6 a . Biennale punta sulla «Geografia dell’invisibile» con le prime proposte al m.a.x. museo, il recupero di un altro spazio momentaneamente abbandonato: l’ex posto di polizia cittadino, e una serie di proiezioni a cavallo del confine. Nel 2010 la Biennale si concentra sul tema del corpo e dell’identità con «Chi siamo/About us», nel 2012 «Ogni sguardo un passo» fa spazio alle donne e alla prima esposizione in Svizzera di Vivian Maier, grande scoperta postuma della fotografia statunitense del XX secolo. Infine, nel 2014, con «Trasformazioni», la 9 a . Biennale propone un viaggio tra passato e presente del nostro territorio, all’interno del quale spicca l’installazione video dedicata a Chiasso, realizzata per l’occasione dal noto artista svizzero Beat Streuli.


FOTO



MOSTRE

LEGENDA:

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